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Irisbus, la proroga degli ammortizzatori dipende dal Governo

La Regione Campania è pronta a concedere, per tutto il tempo occorrente a rendere operativo il nuovo stabilimento, la cassa integrazione in deroga ai lavoratori Irisbus dello stabilimento irpino.

Irisbus

Per farlo attendiamo solo che il Ministero del Lavoro autorizzi l’emanazione del decreto per il periodo a partire dal primo ottobre, avendola già noi garantita fino al 30 settembre.

Questa vicenda è la prova che, prima di metter mano alla riforma degli ammortizzatori in deroga, bisognerebbe riflettere su costi e benefici di questa operazione che, allo stato, rischia solo di buttare il bambino con l’acqua sporca.

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Bene Poletti, la stabilità del Programma Garanzia Giovani era già un’idea della Campania

Sono pienamente d’accordo con il ministro Poletti che in sede di riunione con i colleghi europei ha chiesto che “Garanzia Giovani” diventi un modello stabile per l’inserimento lavorativo dei nostri giovani. È proprio questo che abbiamo inteso qui in Campania lanciando, prima delle altre regioni, il nostro piano: orientamento, presa in carico dei ragazzi, formazione, ma anche occasioni di lavoro vero.

Garanzia Giovani

L’unica possibilità che abbiamo per trasformare queste “occasioni” in lavoro stabile è quella di uscire dalle sperimentazioni e dare continuità alle misure. Più di un anno fa, proprio qui in Campania, abbiamo messo in campo 100 poli formativi (aggregazioni stabili di scuole, università, aziende e mondo della formazione) allo scopo di anticipare, attraverso percorsi di istruzione, formazione e apprendistato, l’incrocio tra il mondo della scuola e quello del lavoro. È importante che anche il Governo vada in questa direzione e scelga di investire su questa filiera.

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Società civile, chi si tira fuori vada in esilio

Gentile direttore,

la vicenda, tragica, del degrado urbanistico di Napoli non può essere rubricata a mera incuria e strafottenza, delle istituzioni e della borghesia rispetto al patrimonio immobiliare cittadino. È la metafora, grottesca, della cosiddetta classe dirigente napoletana, e del suo rapporto con il bene comune. Non è più tollerabile. Ma che fare? Al tempo degli antichi, coloro che fallivano, se erano «raccomandati», non venivano uccisi, ma esiliati. Napoli e la Campania, terra plurimillenaria, possono provare ad uscire dalla sua mediocrità, certo non aurea, almeno recuperando questa antica usanza: del resto, si sa, questa è la terra delle raccomandazioni e degli accomodamenti.

E allora propongo di usare questa antica e discutibile abitudine per un fine nobile: niente bagni di sangue per chi ha tradito la propria terra, ma almeno la sanzione di andar via. Non li rimpiangeremo: questo è sicuro. Infatti, non è detto che ci voglia per forza una condanna penale per adottare una sanzione di fronte ai tristi campioni di una larga parte della nostra borghesia, serva e ottusa. L’imprenditore che non ci mette una lira di suo, ma si atteggia a capitano d’industria; il professionista, a volte per giunta cattedratico, pronto a scambiare i] suo sapere (e la sua dignità) per un incarico professionale; il pigro, tanto perbene e colto per carità, che si limita a criticare il triste degrado della nostra terra ma che non èdisposto a dedicare neppure un attimo della sua «preziosa» esistenza per provare a cambiare le cose.

Napoli

Chi di noi, leggendo queste brevi descrizioni, non ha visto balenare il volto e il sorriso, tanto distinto quanto famelico, di un qualche sbiadito protagonista dei nostri anni difficili? Spesso collocati in posizione di rappresentanza dei corpi intermedi o della sterile politica, costoro coltivano miseri interessi personali o di gruppo e restano sordi al bisogno di questa nostra terra di voltar pagina, di crescere per davvero con scelte di coraggio, competenza, cambiamento.

Ma possiamo sempre pensare che deve farlo qualcun altro? Che in fondo l’importante è portare a casa un risultato solo personale? E che non importa se crolla la casa affianco la nostra. Tanto domani sarà sufficiente fare le condoglianze etirare dritto, servili eproni, pronti al prossimo salamelecco… Certo, non ci possiamo aspettare che domani cambi tutto, che improvvisamente queste pecore del gretto perbenismo ruggiscano all’unisono, ma che almeno vadano via, satolli delle loro misere ricchezze, qualsiasi età abbiano.

Questa è la proposta: la Campania, se vuole voltar pagina, cominci a dire che chi ha competenza, possibilità e requisiti deve fare più degli altri. Deve rimboccarsi le maniche e pensare che possedere una bella casa in un contesto degradato non è un segno di distinzione cheti assolve, mauna responsabilità maggiore che ti impegna. E cominciamo a dire che la reputazione non tè la da la ricchezza conquistata o l’accademia raggiunta, ma il modo con il quale lo hai fatto e quello con il quale dimostri di meritarlo, giorno dopo giorno. Su questo si inizi a valutare persone e progetti; su questo si valuti la credibilità della proposta. E non vuole o non può farlo, perché è troppo marcio o troppo molle, vada in esilio. Non si preoccupi. Non chiediamo molto. Neppure un esilio geografico, ma almeno quello dalla comunità e
soprattutto dai ruoli di responsabilità e di scelta. Però lo devono fare. Vada chi ha più competenza e possibilità deve impegnarsi di più per la Campania.
Basta pensare che tocchi sempre ad altri no via costoro: non costringano i nostri figli a farlo per le loro colpe. Subito.

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Nappi: in esilio chi rinuncia a impegnarsi

(Da Il Mattino del 14 luglio 2014)

Nappi: Società civile, chi si tira fuori vada in esilio

Severino Nappi*

Gentile direttore,

la vicenda, tragica, del degrado urbanistico di Napoli non può essere rubricata a mera incuria e strafottenza, delle istituzioni e della borghesia rispetto al patrimonio immobiliare cittadino. È la metafora, grottesca, della cosiddetta classe dirigente napoletana, e del suo rapporto con il bene comune. Non è più tollerabile. Ma che fare? Al tempo degli antichi, coloro che fallivano, se erano «raccomandati», non venivano uccisi, ma esiliati. Napoli e la Campania, terra plurimillenaria, possono provare ad uscire dalla sua mediocrità, certo non aurea, almeno recuperando questa antica usanza: del resto, si sa, questa èia terra delle raccomandazioni e degli accomodamenti.

E allora propongo di usare questa antica e discutibile abitudine per un fine nobile: niente bagni di sangue per chi ha tradito la propria terra, ma almeno la sanzione di andar via. Non li rimpiangeremo: questo è sicuro. Infatti, non è detto che ci voglia per forza una condanna penale per adottare una sanzione di fronte ai tristi campioni di una larga parte della nostra borghesia, serva e ottusa. L’imprenditore che non ci mette una lira di suo, ma si atteggia a capitano d’industria; il professionista, a volte per giunta cattedratico, pronto a scambiare i] suo sapere (e la sua dignità) per un incarico professionale; il pigro, tanto perbene e colto per carità, che si limita a criticare il triste degrado della nostra terra ma che non è disposto a dedicare neppure un attimo della sua «preziosa» esistenza per provare a cambiare le cose.

Chi di noi, leggendo queste brevi descrizioni, non ha visto balenare il volto e il sorriso, tanto distinto quanto famelico, di un qualche sbiadito protagonista dei nostri anni difficili? Spesso collocati in posizione di rappresentanza dei corpi intermedi o della sterile politica, costoro coltivano miseri interessi personali o di gruppo e restano sordi al bisogno di questa nostra terra di voltar pagina, di crescere per davvero con scelte di coraggio, competenza, cambiamento.

Ma possiamo sempre pensare che deve farlo qualcun altro? Che in fondo l’importante è portare a casa un risultato solo personale? E che non importa se crolla la casa affianco la nostra. Tanto domani sarà sufficiente fare le condoglianze etirare dritto, servili eproni, pronti al prossimo salamelecco… Certo, non ci possiamo aspettare che domani cambi tutto, che improvvisamente queste pecore del gretto perbenismo ruggiscano all’unisono, ma che almeno vadano via, satolli delle loro misere ricchezze, qualsiasi età abbiano.

Questa è la proposta: la Campania, se vuole voltar pagina, cominci a dire che chi ha competenza, possibilità e requisiti deve fare più degli altri. Deve rimboccarsi le maniche e pensare che possedere una bella casa in un contesto degradato non è un segno di distinzione cheti assolve, mauna responsabilità maggiore che ti impegna. E cominciamo a dire che la reputazione non tè la da la ricchezza conquistata o l’accademia raggiunta, ma il modo con il quale lo hai fatto e quello con il quale dimostri di meritarlo, giorno dopo giorno. Su questo si inizi a valutare persone e progetti; su questo si valuti la credibilità della proposta. E ñÛ non vuole o non può farlo, perché è troppo marcio o troppo molle, vada in esilio. Non si preoccupi. Non chiediamo molto. Neppure un esilio geografico, ma almeno quello dalla comunità e soprattutto dai ruoli di responsabilità e di scelta. Però lo devono fare. VadaChi ha più competenza e possibilità deve impegnarsi di più per la Campania.

Basta pensare che tocchi sempre ad altri no via costoro: non costringano i nostri figli a farlo per le loro colpe. Subito.

* assessore al Lavoro della Regione Campania.

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Nappi, su Indesit chi non parla la tua lingua non pensa alla tua gente

”E’ necessario che la nuova proprietà riconfermi immediatamente gli impegni assunti, dando stabilità e tranquillità al programma industriale”. Lo ha detto Severino Nappi, assessore al Lavoro della Regione Campania e presidente di Insieme, commentando la notizia della cessione delle quote della Indesit da parte della famiglia Merloni a favore della Whirpool che, spiega, ”non può essere semplicemente registrata”.

”Questa cessione interviene a valle di un accordo tra istituzioni, azienda e organizzazioni sindacali – ha affermato – E’ stato  lungo e complesso e ha visto la Regione Campania impegnata in prima fila a tutela degli stabilimenti e dei lavoratori della nostra terra”.

”Abbiamo faticosamente trovato un punto di equilibrio, anche rispetto agli impianti campani – ha aggiunto – che deve peraltro diventare ancora operativo”.

”E’ ugualmente necessario che il Governo, d’intesa con le Regioni, convochi al più presto Indesit e Whirlpool e sindacato – ha proseguito – per verificare i riflessi che questa operazione avrà più in generale sul futuro di un  comparto produttivo che in questo Paese non ha solo storia ma anche grandi prospettive”.

”La vicenda della ennesima cessione di sovranità nazionale di imprese italiane impone l’apertura di un serio dibattito sull’assenza di una reale politica industriale in questo Paese – ha sottolineato – Prima ancora di avventurarci in improbabili riforme di competenze, funzioni e assetti, spesso soprattutto  palestra di esercizi politici estranei al reale sentire della gente, dovremmo concentrarci su problemi come questi”.

”Cosa fare per consentire all’impresa di restare italiana e di reggere sul mercato per garantire al nostro Paese ricchezza e sviluppo – ha detto ancora – Né si dica che non cambia nulla perché tanto cambia la proprietà, ma l’azienda resta qui”.

”Chi ha pratica di relazioni industriali sa bene che le cose non stanno così. I centri decisionali stabiliscono le strategie, dove investire e dove tagliare – ha concluso – Se chi comanda non parla la tua lingua, non pensa neppure alla tua gente”.

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Jabil, il Governo favorisca l’acquisto di forniture italiane

Oggi ho incontrato le organizzazioni sindacali e una delegazione dei lavoratori della multinazionale Jabil, che opera in Italia attraverso lo stabilimento di Marcianise (Ce), in seguito all’annuncio, da parte dell’azienda, di 440 licenziamenti.

Jabil

Dal primo giorno assieme al presidente Caldoro, abbiamo acceso un faro su questa vicenda, chiedendo ed ottenendo l’apertura di un tavolo di confronto presso il Ministero dello Sviluppo Economico. La Regione Campania ha già formalmente dichiarato la propria disponibilità a sostenere investimenti sul capitale umano e sulla tecnologia per consentire la prosecuzione e il rilancio delle attività dello stabilimento di Marcianise.

È però evidente che questo non può bastare senza un reale intervento del Governo. Interventi a cui abbiamo assistito, invece, per vicende svoltesi in altre parti del Paese, anche meno drammatiche di questa. Occorre una politica industriale mirata a favorire soprattutto l’impresa che opera e dà occupazione in Italia: bisogna mettere finalmente in campo, come peraltro avviene in Paesi come la Germania e la Francia, strumenti di indirizzo delle commesse, compatibili con una lettura della normativa comunitaria adeguata al momento. Come nel caso di Jabil, ad esempio, in cui ci sono imprese nazionali, anche controllate dallo Stato, che comprano all’estero gli stessi prodotti fabbricati in questo stabilimento.

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Ex Lsu di Portici ringraziano Comune, Assessore Nappi e Consiglio di Portici per stabilizzazione

Sono ormai ”ex” Lsu, i 54 lavoratori di Portici stabilizzati nelle scorse settimane. Per ringraziare della fine alla loro precarietà, i lavoratori hanno affisso dei manifesti di ringraziamento.

”Dopo vent’anni di disoccupazione speciale prima, e di precariato poi, finalmente siamo orgogliosi di far parte dell’organico stabile del Comune di Portici – scrivono – Finalmente la nostra lunga e triste storia di instabilità lavorativa giunge al termine. Amministrare bene la “Cosa Pubblica” vuol dire anche ridare dignità e serenità a chi rischia il posto di lavoro”.

Così, nerl manifesto, hanno inserito la lista di tutti coloro ai quali dicono grazie: ”al sindaco di Portici, Nicola Marrone, che dell’assunzione definitiva di noi, ex LSU, ne ha fatto oggetto del suo programma, ritenendola una “questione” di partecipazione, etica e responsabilità; al Consiglio Comunale, che con voto favorevole ha espresso la volontà di procedere alla nostra stabilizzazione definitiva nel Comune di Portici; alla Giunta Comunale che è stato il braccio esecutivo di detto programma e volontà politica; alla Regione Campania, nella persona dell’Assessore al Lavoro, Severino Nappi, che ha affiancato l’Amministrazione in questo percorso complesso e delicato di stabilizzazione, esaltando la capacità di collaborazione tra le Istituzioni al di là del colore politico; alla Struttura Tecnica: Segretario Generale, Dirigente al Personale e Funzionari competenti che hanno supportato la volontà politica con la predisposizione degli atti fondamentali e necessari; a tutte le Organizzazioni Sindacali Territoriali e Locali, per averci sostenuto nel corso di questi difficili anni”.

”Da parte nostra – concludono – l’impegno di continuare a lavorare per la Città con la serietà e l’abnegazione di sempre”.

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Due giovani adesioni a Insieme e Ncd: Colella e Addessa

Sonia Addessa e Giovanna Colella aderiscono a Insieme e al Nuovo Centrodestra. Sono due giovani consigliere di Castelbaronia, in provincia di Avellino, rispettivamente di 23 e 28 anni e che, insieme con il presidente del Consiglio comunale, hanno deciso di far crescere sul territorio, che già conta il vicesindaco Michele Famiglietti, Ncd e Insieme

“Vogliamo un partito radicato sul territorio, che darà la possibilità agli iscritti di prendere le decisioni e di comunicarle a Roma – hanno spiegato Addessa e Colella – Partiamo dai territori e da ciò che abbiamo costruito con la rete degli amministratori che hanno aderito a Insieme e ora, con l’assessore Nappi, presidente di Insieme, diamo la nostra convinta adesione al progetto di Alfano con il Nuovo Centro Destra e di Insieme”.

“Abbiamo deciso di aderire a questo progetto – hanno sottolineato – Abbiamo avuto modo, fin dai primi incontri con il presidente di Insieme, Severino Nappi, dell’attenzione che  riscontrato dai  pone anche alle problematiche del più piccolo Comune della Campania”.

”Aderire a una rete politica e culturale di questo respiro, ci fa sentire maggiormente tutelati. Sappiamo dove poter trovare ascolto per le nostre richieste”.

Quelle di Addessa e Colella sono anche adesioni al Coordinamento dei giovani di Ncd, di cui è componente regionale Carmen Avitabile, delegata nazionale del partito di Angelino Alfano e coordinatrice dell’Associazione per Avellino.

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Monetti, assessore comunale di Cervinara,non è il momento di pensare alle poltrone

Non una questione di ”poltrone” o nomine”, ma di ”lavoro nell’interesse dei cittadini e del nostro territorio”. Per Dimitri Monetti, assessore al Lavoro del Comune di Cervinara e vicesindaco della Giunta Tangredi, ”non è il momento di mettersi a discutere di poltrone, ma di laroare in vista delle prossime elezioni, nella primavera del 2015”.

”Sono entrato in Giunta un anno fa – ha detto Monetti – stringendo un patto con il sindaco Filuccio Tangredi: di lavoroare per i cittadini, per Cervinara”. Cosa che, nell’arco di dodici mesi, ha portato risultati. L’ultima, in ordine di tempo, ”la battaglia che possiamo dire vinta, per evitare che la sede del 118 fosse spostata a San Martino Valle Caudina”. E ancora, come ricorda Monetti, ”gli sportelli per il microcredito, la convenzione con ‘cliclavorocampania’ per le politiche attive del lavoro, il rafforzamento dei nostri uffici tecnici, attraverso una convenzione con il Comune di Forchia”.

”Lavoro e mi impegno quotidianamente per il territorio – ha spiegato – a me interessa la politica che guarda al bene comune”. Nonostante questo, ”si fa una polemica politica che è arrivata come un fulmine a ciel sereno”. ”Sono rientrato in maggioranza un anno fa solo per portare a termine il programma elettorale del sindaco – ha concluso – perché la polemica si fa oggi e non si è fatta in quel momento?”.

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Apprendere a scuola. Nasce lo studente-apprendista

L’apprendistato ai tempi della scuola. Partirà dal prossimo anno scolastico il progetto sperimentale per gli studenti del quarto e del quinto anno degli istituti tecnici a indirizzò elettrico ed elettronico. Nasce così la figura dello studente-apprendista. In collaborazione tra i Ministeri dell’Istruzione, del Lavoro e dell’Economia, Regione Campania e Enel puntano sulla formazione diretta in azienda per fare in modo che i ragazzi acquisiscano sul campo le competenze necessarie per poter lavorare.

”La Campania è presente e attenta ai ragazzi e per questo mette insieme formazione e lavoro – è il commento di Severino Nappi, assessore al Lavoro della Regione Campania e presidente di Insieme – Siamo da tempo convinti che l’idea su cui puntare sia il coinvolgimento diretto delle imprese come strumento contro la disoccupazione giovanile. Ed è su questo che stiamo lavorando – ha sottolineato – per fare in modo che le imprese siano parte stabile del sistema pensato per i ragazzi”.

Un esempio di coinvolgimento delle imprese è dato, ha ricordato Nappi, dai Poli formativi. ”Ne abbiamo in tutti i settori della scuola – ha sottolineato – Con queste misure la Campania è presente nel tessuto vivo delle imprese tessuto in una rete prospettica per futuro della nostra terra – sottolinea – Mentre il Governo promuove protocolli, noi passiamo ai fatti con progetti concreti”.

L’istituto in cui partirà il programma è il “Fermi – Gadda” di Napoli i cui studenti potranno entrare a far parte di Enel con un contratto di apprendistato di alta formazione. Il programma si fonda sull’integrazione tra le politiche educative della scuola, i fabbisogni professionali dell’azienda, le esigenze formative e di orientamento degli studenti e la maturazione di un’esperienza lavorativa, delineando una strada innovativa italiana per l’apprendistato. Enel collocherà gli studenti all’interno delle aree aziendali più idonee, anche sulla base dei fabbisogni di assunzioni. L’azienda selezionerà i partecipanti attraverso questionari di orientamento professionale e colloqui individuali per conoscere motivazioni, attitudini e competenze così da indirizzare i ragazzi verso il ruolo più idoneo da svolgere nell’ambito dell’apprendistato. I percorsi del quarto e del quinto anno saranno ridefiniti attraverso la progettazione congiunta tra scuola e impresa all’interno di ciascun Comitato Tecnico Scientifico in modo da realizzare un profilo caratterizzato da competenze e conoscenze che meglio rispondano alle richieste provenienti dai settori produttivi e favoriscano la transizione dalla scuola al lavoro. I periodi di apprendistato svolti in azienda saranno valutati e certificati e costituiranno credito formativo ai fini dell’ammissione all’esame di Stato.

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