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C’era una volta il partito…

Rileggendo un editoriale di Ernesto Galli della Loggia pubblicato la scorsa settimana sul Corriere della Sera voglio condividere con voi alcune riflessioni sui leader, sul neo-populismo e sul futuro della nostra Italia.

Un tempo c’era una netta separazione tra mezzi di comunicazione e politica.

Oggi i leader sono diventati essi stessi strumenti di comunicazione: il pensiero e la proposta politica si identificano quasi sempre col volto, prima ancora che con le parole, di chi li esprime. Una forma di comunicazione coi cittadini profondamente differente che, specialmente in Italia, sembra aver ormai tolto il senso di gran parte delle tradizionali relazioni tra i partiti e l’opinione pubblica.

Matteo Renzi

Renzi, Berlusconi, come Grillo e Alfano, sono leader che vogliono parlare direttamente alla pancia del Paese, sperando così di superare in un colpo solo anche steccati di divisione partitica e differenze ideologiche. E questo è un dato ormai assorbito anche dai mezzi di comunicazione. Fateci caso. Nessuno dice più la “sinistra dice” o la “destra dice”, ma “Berlusconi dice”, “Renzi dice”, “Grillo dice, “Alfano dice”.

E, così, la politica oggi viene raccontata senza i luoghi di rappresentazione e le mediazioni della prima Repubblica: è diretta, immediata, personale. Un populismo che cerca di intercettare i malesseri del Paese e dei suoi cittadini.

I cittadini “partecipanti” sono diventati cittadini “consumatori”, che scelgono nell’ambito dell’offerta politica che arriva con le medesime modalità da qualunque parte provenga: e che, sempre più spesso, si rivela convincente perché più gridata o più accattivante negli slogan o nel simbolismo.

Insomma, la persuasione sembra aver preso il posto della partecipazione.

Corretta o meno, questa forma di populismo o neo-populismo persuasivo, come forse meglio si può definire, io la leggo e la interpreto come un modo diverso di rivolgersi ai cittadini e agli elettori, un modo che può accorciare le distanze, ma che certo espone anche al rischio concreto di manipolazioni o di fenomeni di mera demagogia tutte le volte in cui la proposta non è sostenuta da contenuti e da competenza.

Di fronte a questi confini sempre maggiormente sfumati tra i partiti e i loro leader – nei quali sembra che ormai non ci venga più offerta una reale scelta, ma soltanto indicata una strada da percorrere – mi chiedo quali saranno le future tappe di questa staffetta che sta vedendo la Terza Repubblica fare il suo ingresso senza che nessuno abbia avuto ancora percezione del senso e della funzione della Seconda.

Certo è che, proprio nel momento nel quale appaiono “consumatori” della politica e non “attori” del proprio futuro, i cittadini sperano sempre più intensamente che chi ha responsabilità di governo o di indirizzo politico dia finalmente vita ad “operazioni” concrete e non mediatiche per coloro che devono mettere il piatto a tavola, trovare un lavoro stabile e provare a fare impresa. Insomma qualcuno che dia con i fatti, un segnale per la svolta di quest’Italia che può e deve superare la crisi.

E stavolta lo faccia per davvero.

Questo è in fondo il compito, difficile, dei veri leader e di chi, come me, serve le Istituzioni. Giorno dopo giorno, ciascuno di noi ha il dovere di mettere la propria persona al servizio di tutti quelli che hanno diritto, voglia e ancora il coraggio di credere e avere fiducia nel proprio Paese.

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Jobs (F)act e un nuovo vivere in società

Le continue regole e riforme accatastate sul dorso del mercato del lavoro negli ultimi vent’anni sono state tutte fondate sull’idea che il diritto del lavoro fosse di per sé sufficiente a creare lavoro. La complessa situazione economica che viviamo oggi e la crescente disoccupazione dimostrano quanto tale idea fosse sbagliata.

Ora che anche Matteo Renzi ha avanzato la sua proposta di riforma con il Jobs Act, ho deciso di scrivere questo libro, “Jobs (F)act: Contro la Fabbrica delle Regole Inutili”, in cui racconto cosa è stato fatto negli ultimi vent’anni a riguardo, proponendo soluzioni semplici e compatibili con il sistema-paese.

Di questo abbiamo parlato in occasione dell’evento di presentazione del mio libro al Teatro Mercadante di Napoli, lo scorso 22 ottobre. Insieme a me, al dibattito moderato da Andrea Pancani (La7), sono intervenuti Stefano Fassina (Deputato Pd), Marco Gay (Presidente Giovani Imprenditori Confindustria), Cristina Guerra (Tg1), Filomena Pucci (Blogger per il Corriere della Sera), Davide Tizzano (campione olimpico) ed Emilio Fede.

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Abbiamo così iniziato questo nostro percorso che ci porterà, nel tempo, a confrontarci e discutere di ciò che possiamo fare, Insieme, portando avanti le nostre istanze. Lo faremo nei Fact-Point, i luoghi di incontro dove discuteremo e avanzeremo proposte concrete, vere e tangibili. Per dar vita a FAI, la fabbrica dell’Associazione Insieme, che si rivolge a tutti coloro che insieme con impegno e lungimiranza vogliono ancora “fare”, darsi da fare per migliorare la difficile situazione in cui viviamo e non rassegnarsi dinnanzi allo scorrere inesorabile del tempo.

Andiamo avanti convinti che soltanto attraverso la coesione sociale sia possibile gettare le fondamenta di un nuovo vivere in società.

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Accorpare il Ministero del Lavoro con quello dello Sviluppo e creare un Ministero della Famiglia

Lavori in corso per il mercato del lavoro. Oggi più che mai è fondamentale rimboccarsi le maniche e affrontare i temi che sono preminenti per gli italiani. Diritti e sviluppo, iniziando col cambiare la cultura del lavoro nel nostro Paese. Necessitiamo di una governance istituzionale perché il sistema industriale si muove attraverso politiche integrate che coniugano lavoro, formazione, ricerca e sviluppo.

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Per questo ritengo che il lavoro vada coniugato con lo sviluppo, il tutto regolato da un unico ministero. Nel 2014 è anacronistico che ci sia ancora un ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, sarebbe estremamente più produttivo avere un ministero dello sviluppo e del lavoro e un nuovo ministero della Famiglia e della Persona.

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D’Acunzi il più votato in Campania per Ncd-Udc

E’ Pasquale D’Acunzi il più votato in Campania tra le fila di Ncd-Udc per le europee. Indicato al partito per la sua candidatura da Severino Nappi, assessore al Lavoro della Regione Campania, D’Acunzi ha riscosso consensi superiori anche al capolista della lista Ncd-Udc in Campania, il segretario del partito, Lorenzo Cesa.

”Un dato positivo – commenta Nappi – che conferma come la base, i cittadini, abbiamo compreso l’opportunità di esprimere la propria preferenza per un profilo politico, nell’ambito di Ncd, vicino alla concretezza e alla gente”.

A scrutinio terminato, D’Acunzi ha riportato in Campania 21.16 preferenze, superando Lorenzo Cesa (20.196)

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Coesione sociale come perno per produrre lavoro di qualità

Oggi sono qui per presentarvi un luogo nuovo dove incontrarci. Un luogo che ha già una sua storia ma che riparte con nuovi e più forti obiettivi futuri.

La complessa situazione sociale e politica che stiamo vivendo richiede una riflessione approfondita per individuare possibili baricentri di azione in grado di fornire risposte immediate e concrete.

Di fronte a una classe dirigente percepita distante, alla mancanza di tutele e diritti nel mondo del lavoro, in cui per contro privilegiano regole su regole e a essere a rischio è la nostra coesione sociale.

Ognuno di noi può allora scegliere cosa fare. Rimanere impassibile, rassegnandosi, aspettando che la vita gli scorra lentamente addosso senza accorgersi dello strisciante incalzare del tempo. Oppure alzare il capo e agire, rinunciando alla rassegnazione e abbracciando la volontà di mettersi alla guida del timone della concretezza, adoperandosi per migliorare le cose.

Io ho scelto la seconda strada. Ho scelto di non restare a guardare, e l’ho fatto con la determinazione di chi crede che dal fondo si possa e  si debba sempre risalire. Per questo mi sono impegnato da sempre nel sociale, e indirettamente in politica, facendo partire progetti e iniziative di cui vado fortemente fiero: dal Piano per il lavoro, il primo nella storia della Campania, alle politiche per i giovani (legge sull’apprendistato, sui giovani professionisti, poli formativi. Centri di competenza, distretti tecnologici, dottorati in azienda, Garanzia Giovani Campania), dalle nuove regole sul funzionamento della formazione agli strumenti per consentire il reinserimento di licenziati e cassintegrati, stiamo dando vita ad un sistema, nuovo e diverso, che cambia la filosofia di funzionamento del nostro mercato del lavoro.

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Sulla base di quanto realizzato, ritengo però che per ripartire ci sia bisogno di uno sforzo solidale e congiunto. C’è bisogno di fare squadra. C’è bisogno di stare Insieme. E allora mi sono detto che è giunto il momento di dare forma a ciò che più di ogni altra cosa ci accomuna e  allo stesso tempo rende l’essere umano unico: la coesione sociale.

È nata così l’idea dell’Associazione Insieme. Perché solo Insieme possiamo squarciare il muro dell’indifferenza che ci attanaglia, oltrepassando quegli steccati ideologici che da troppo tempo impediscono alla nostra gente di immergersi in un futuro prospero e al passo coi tempi e che sono il più pesante macigno per un Paese che vuole e deve ripartire.

Ma per rendere concreta questa nostra missione, abbiamo bisogno di un contenitore che dia forma al nostro lungimirante obiettivo. Ecco allora FAI!, il nostro baricentro d’azione, la fabbrica delle idee e delle cose vere e tangibili. Il nostro luogo in cui incontrarsi, discutere, affrontare insieme le questioni e le problematiche che richiedono una soluzione in grado di non lasciare indietro nessuno.

Io porterò avanti le nostre istanze, sarò il vostro megafono in questo chiasso assordante che ci circonda. Ma solo insieme faremo squadra, unendoci e stando al fianco gli uni degli altri. Con il lungimirante obiettivo di produrre cambiamento e far montare un’imponente onda che saremo i primi a cavalcare.

Inizia così questo nostro percorso, con un’unica e sola meta: produrre lavoro di qualità, attraverso una crescente e matura coesione sociale.

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No alla violenza come modo per ottenere risposte

Non ci facciamo intimidire da nessuno. La nostra Regione è per il rispetto delle regole, delle leggi e della dignità della persona e sempre dalla parte dei cittadini. In Campania abbiamo circa 30 Mila cassaintegrati, ma nessuno ha mai pensato che l’aggressione fisica fosse il modo per ottenere una risposta. Basta con la burocrazia che soffoca il lavoro. Basta con le regole inutili che non fanno altro che creare problemi. Ma basta anche con la violenza.

Cancella Una Regola

Oggi la risposta che è arrivata ai lavoratori Astir non è certo frutto delle aggressioni subite, bensì di un iter avviato da mesi a partire da due leggi regionali per finire con il dialogo collaborativo con l’Inps.

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Eletti Ncd, ottimo lavoro dei nostri esponenti sul territorio

I miei auguri al neo eletto Presidente della Provincia di Avellino, Domenico Gambacorta e a tutti i consiglieri. Gli auguri di buon lavoro e in bocca al lupo per questa inedita avventura amministrativa. Un augurio speciale ai nostri eletti nella lista Ncd, secondo partito in provincia, Aurigemma e Palumbo, a conferma dell’ottimo lavoro che stanno portando avanti i nostri esponenti sul territorio.

Ncd

È stato un lavoro faticoso e quotidiano che ha portato i suoi frutti: eleggere due consiglieri provinciali è per noi motivo di orgoglio e siamo certi che questa è la strada giusta per confermare il nostro successo anche nelle altre province. Un grazie per il suo impegno anche a Salvatore Vecchia, Sindaco di Cassano Irpino, primo dei non eletti. In bocca al lupo per le elezioni di domenica a tutti gli altri nostri candidati delle Province di Napoli, Benevento e Salerno!

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Una sera a cena con due amici e compagni di “squadra”, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo detto: “Insieme! È tempo di aggregare”.

Aggregare, unire, non dividere. MAI. Confrontarsi, essere a volte anche in disaccordo, ma non smettere mai di credere che l’associazionismo – politico, culturale, sociale – è il contrario esatto della chiusura, della solitudine, dell’isolamento.

Ecco il come e il perché è nata Associazione Insieme .
Ecco il come e il perché si può credere e ci si può battere giorno dopo giorno per una visione non così utopistica di una società migliore, di un Paese che vuole e deve ripartire. Insieme.

Associazione Insieme è la nostra fabbrica di pensieri e azioni che unisce conoscenza, formazione, esperienza e professionalità.

Conoscenza, come base per la Formazione.
Formazione, come pilastro per l’Esperienza.
Esperienza, come bussola per la Professionalità.
Professionalità, come unica formula per un Lavoro di qualità.

E Insieme nel nostro caso non è altro che la semplicità della complessità di provare a rendere concreto tutto questo.

Oggi è così difficile stare “insieme”, ma dovrebbe essere la cosa più semplice da mettere in pratica.
Bene, proviamoci.
Mettiamo il nostro punto sulla mappa del domani.
Guardiamo oltre gli steccati di appartenenza e pensiamo ai valori che ci uniscono.

Severino

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Severino Nappi (Bio)

Nella vita non bisogna mai fermarsi, perché chi si ferma è perduto. 

Antonio de Curtis

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Ecco, io non mi sono mai fermato. Nella mia vita, nel mio operato, nello studio, nel mio impegno nel lavoro, nella granitica convinzione che anche io, nel mio piccolo, potessi cambiare qualcosa.

E se mi chiedono chi è Severino, rispondo “un uomo come tanti”. Avvocato per passione, professore ordinario di diritto del lavoro per scelta, politico per missione. Napoletano per vocazione, marito di Anna Lia e papà di Roberta per amore.

Da sempre mi sono impegnato nel sociale, indirettamente in politica. Nello scorso mandato regionale sono stato consulente giuridico della Presidenza del Consiglio regionale. Contemporaneamente sono stato Assessore alle risorse umane e all’occupazione della Provincia di Napoli.

Al tempo dell’oggi, oltre a ricoprire l’incarico di Assessore al Lavoro della Regione Campania, sono vice-coordinatore del Nuovo Centrodestra in Campania con delega all’organizzazione e componente della Direzione Nazionale del partito.

La mia nomina di Assessore nel 2010 mi ha dato in consegna una realtà complessa e articolata a cui, con passione e determinazione, sto dedicando ogni giorno della mia vita.

Ho dovuto affrontare gravi difficoltà rispetto a ciò che ho trovato in Regione. Una realtà contraddistinta da conti in dissesto, sforamento del patto di stabilità e soprattutto l’idea, sinceramente inaccettabile, che le politiche del lavoro e della formazione potessero essere portate avanti “a casaccio”, per giunta nella terra della deindustrializzazione  e della disoccupazione giovanile. Le difficoltà sono state inizialmente legate al mondo della disoccupazione organizzata, che a Napoli si è sempre saldata con centri sociali e con certe frange estremistiche, ai quali ho detto che non potevano esistere canali preferenziali per nessuno. È partito così la mia battaglia “stop all’assistenzialismo“, con quello che si accompagna in termini di politiche clientelari e di affarismo, per la quale sono stato più volte minacciato, intimidito e aggredito. E questo essenzialmente per sostenere l’idea, che sento come cittadino comune, che l’impegno per chi è indietro e vive in difficoltà non può essere speso solo per qualcuno, perché magari ci strizza l’occhio politicamente o perché fa dell’intimidazione e della violenza la sua arma, ma deve essere rivolto a tutti. Specie a coloro che, dignitosamente, combattono la loro vita, spesso in silenzio e soli.

Ma non mi sono fermato. E non lo farò.

Ho fatto partire progetti di cui sono profondamente fiero: dal Piano per il lavoro, il primo nella storia della Campania, alle politiche per i giovani (legge sull’apprendistato, sui giovani professionisti, poli formativi. Centri di competenza, distretti tecnologici, dottorati in azienda, Garanzia Giovani Campania), dalle nuove regole sul funzionamento della formazione agli strumenti per consentire il reinserimento di licenziati e cassaintegrati, stiamo dando vita ad un sistema, nuovo e diverso, che cambia la filosofia di funzionamento del nostro mercato del lavoro.

La mia vita, il mio impegno, quello che è stato e quello che verrà è solo un punto nel cammino della vita, ma sarà sempre un punto fermo della fedeltà verso il mio pensiero e verso chi ha scelto di ascoltarlo.

Severino

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Mi sono innamorata di Severino Nappi

Caro direttore, la mala politica si sostituisce con la buona politica non con l’antipolitica ne con l’illusione dell’uomo solo al comando. Neppure se quest’uomo è Papa Bergoglio. È questo che mi è venuto da pensare leggendo colonne e colonne sulla sua venuta a Caserta, ma soprattutto leggendo e condividendo, dalla prima all’ultima riga, il suo editoriale dal titolo «Una preghiera non un comizio», pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno del 26 luglio. Ed è questo, anche se apparentemente non c’entra niente, che ho pensato anche dopo il primo boom di Grillo, dei grillini e di tutte le sue derivazioni.

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