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Anche sugli Lsu Ncd si conferma partito di responsabilità

L’approvazione da parte del Governo dell’ordine del giorno presentato in Parlamento da Ncd per la prosecuzione dei percorsi di utilità dei lavoratori socialmente utili e il finanziamento della loro stabilizzazione rappresenta un segnale importante e una conferma del modo di Ncd di intendere la politica: concretezza e fatti.

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Tutti parlano di sostegno a chi sta indietro e di utilizzo responsabile delle risorse pubbliche, ma nella realtà tutto questo spesso non accade. Senza questo intervento del Nuovo Centrodestra ci sarebbe stato il rischio reale che in Italia, a partire dal primo gennaio 2015, alcune decine di migliaia di persone – che svolgono una funzione utile nell’ambito delle nostre amministrazioni locali – sarebbero state espulse o avrebbero perso l’opportunità di essere definitivamente inserite nei ruoli, dopo un precariato che in alcuni casi dura da oltre 15 anni.

In Campania questo provvedimento interessa oltre 5000 lavoratori e, grazie all’impegno assunto, contiamo, a partire dall’inizio del nuovo anno, sia di poter contribuire a garantire ai cittadini i servizi e le funzioni che questi lavoratori offrono, sia di proseguire il percorso di stabilizzazione che in questi anni abbiamo assicurato già ad oltre 1000 persone, nonostante restrizioni finanziarie e tetti di spesa.

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Dati Istat, Campania unica Regione in cui diminuisce tasso di disoccupazione

I dati del terzo trimestre ISTAT 2014 sul mercato del lavoro sono significativi e importanti più di quanto si creda. Segnalano da un lato che in Italia, e in Campania, continua a soffrire il popolo del piccolo commercio, le partite IVA e coloro che portano avanti in proprio modeste attività. Sono soprattutto loro che chiudono, sono loro che non ce la fanno, soffocati innanzitutto da burocrazia e tasse. Invece, dall’altra parte da noi in Campania regge e mostra una modesta crescita il lavoro dipendente. Al tempo stesso, la Campania si segnala per essere l’unica regione del Sud nella quale diminuisce il tasso di disoccupazione.

Sito_Istat_Disoccupazione

Piccoli numeri che ci dicono che l’attenzione all’impresa, il dialogo con le parti sociali, la coesione e la voglia di fare sistema sono una risposta alla crisi. Lo dico nel giorno della visita del premier Renzi ad una delle eccellenze industriali del nostro territorio, con la speranza che ponga attenzione a questo tema. E faccio subito un primo appello: cancelli dalla legge di stabilità l’aumento dell’aliquota contributiva previsto a carico dei titolari di partita IVA. Un sacrificio enorme per chi vive sempre più difficoltosamente e sa pure che i suoi versamenti previdenziali non gli daranno neppure diritto a godere di una pensione dignitosa.

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Ammortizzatori in deroga, sbloccati i pagamenti. Campania unica Regione

Ringrazio il ministro Poletti e tutti i dirigenti del Ministero del Lavoro che hanno analizzato nei dettagli la situazione della Regione Campania in materia di ammortizzatori in deroga e ci hanno consentito di essere l’unica regione che garantirà, per l’intero anno, il sostegno ai lavoratori, sia in mobilità, sia in cassa integrazione.

Collage_Ammortizzatori

L’intesa è il frutto di una positiva collaborazione interistituzionale e della coesione con le parti sociali, che ci ha consentito di parlare la stessa lingua e difendere insieme gli interessi della Campania.

Questo risultato è anche il frutto della politica responsabile e della capacità di programmazione della Giunta Caldoro, che ha saputo gestire le risorse in modo oculato e senza sprechi ed ha individuato anche fonti di finanziamento straordinario, prima ancora che scoppiasse la vera crisi nonché l’emergenza cassa in deroga in tutto il Paese.

In totale il fabbisogno finanziario per tutto il 2014 è di circa 90 milioni di euro.

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Renzi sui sindacati prenda esempio dalla Campania

Certe volte guardando in tv le drammatiche immagini della Siria, mi viene in mente che lo stesso sarebbe potuto accadere anche in Campania dopo 40 anni di deindustrializzazione e la peggiore crisi del mondo occidentale. Invece ciò non è accaduto anche perché qui da quattro anni le politiche del lavoro e della formazione si costruiscono insieme a tutte le associazioni sindacali e datoriali.

Sito_Sindacati

Capisco che il dialogo è faticoso, ma comprendere le ragioni di tutti, oggi più che mai, arricchisce il Paese e ci può consentire di voltar pagina, oltre le riforme sulle regole. E se mi è concesso, all’indomani dell’approvazione del Jobs Act alla Camera, vorrei dare un consiglio al nostro presidente del Consiglio, Renzi: convochi tutti i sindacati per discutere del malessere dei lavoratori e affrontare le preoccupazioni che gli scioperi proclamati in questi giorni, ultimo quello della Cisl previsto per il prossimo 1 dicembre, nascondono.

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Lavoro, non seguire il primo pifferaio che fa proposte

Anche a Roma ho avuto il piacere di presentare il mio libro “Jobs (f)Act”, con gli amici Giovanni Melillo (Capo di Gabinetto del Ministro della Giustizia Andrea Orlando) e Santi Giuffrè (Commissario Straordinario iniziative Antiracket e Antiusura). La presentazione, moderata da Franco Di Mare (giornalista e conduttore di UnoMattina), si è tenuta questa mattina al Salotto 42, proprio oggi che in Parlamento parte la votazione sul Jobs Act, ma si parla di numeri inversamente proporzionali alla realtà. Meno del 5% delle aziende ha la possibilità di applicare l’articolo 18. Viviamo in un Paese ingessato.

Sito_Salotto42

Siamo al paradosso di aver avuto negli ultimi anni quattro riforme del lavoro che dicono la stessa cosa, affidiamo alle regole la riforma del lavoro, ci occupiamo di contratti, di articolo di 18 ma in realtà produciamo norme che non servono al Paese. Il lavoro è una materia difficile e non c’è una vera competenza, quindi si finisce a seguire il primo pifferaio che ci fa proposte.

Si è creata una spaccatura Governo e sindacati sulla riforma del lavoro, in questo Paese si litiga sempre, ma ad esempio in Campania i sindacati hanno sempre partecipato ai tavoli di confronto che abbiamo istituito, firmando ogni volta gli accordi promossi, forse siamo precursori su questo punto. È necessario rendere il lavoro meno costoso senza mettere le mani in tasca agli italiani.

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Sciopero Fiom, sosteniamo con forza il modello “Contratto Campania”

Lo sciopero è un diritto costituzionale e, specie in un momento di crisi come questo, rappresenta legittima espressione di disagio e preoccupazione: è sicuramente questo lo spirito con il quale oggi a Napoli FIOM è in piazza. Alle Istituzioni spetta, invece, il compito di sostenere sia le imprese, sia il lavoro: e fare in modo, prima di tutto, che le fabbriche restino aperte.

Sito_ScioperoFiom

Con tali valori abbiamo lavorato in questi anni in Campania, affrontando anche con esiti positivi grandi vertenze di rilevanza nazionale, come Fiat, Alenia, Indesit o Irisbus, e molte piccole vicende locali, tra cui Jabil di Marcianise, Nuova Sinter di Arzano, Alcatel di Battipaglia. Con impegno, proposte di soluzioni concrete, strumenti spesso innovativi e soprattutto coesione sociale, abbiamo dato vita e sostenuto con forza il modello “Contratto Campania”, sottoscritto da tutte le sigle sindacali e datoriali. Noi crediamo nell’incontro e non nello scontro, nel dialogo e non nel muro contro muro, non siamo consociativi, nè strumentalizziamo chi scende in piazza.

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Artigianato, a 33 imprese il riconoscimento di “Botteghe Scuola”

Oggi è stato approvato l’elenco delle prime 33 imprese artigiane cui è stata riconosciuta la qualifica di “Botteghe Scuola”. Nelle Botteghe Scuola verranno svolti i percorsi in alternanza scuola-lavoro di apprendistato per i giovani artigiani della Campania. Nelle prossime settimane verrà adottato anche il decreto di finanziamento delle Botteghe.

Artigianato

Si tratta di un ulteriore tassello di un percorso molto innovativo. Muovendo dalla legge regionale sull’apprendistato, stiamo costruendo nella nostra regione un modello di formazione professionale orientata, anche nel settore dell’artigianato, all’attuazione di percorsi nei quali l’accrescimento delle competenze si sposa direttamente con le prospettive di inserimento occupazionale.

Le Botteghe scuola sono così dislocate per provincia:

9 a Napoli

11 a Salerno

10 a Caserta

2 ad Avellino

1 a Benevento

 

 

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Tutto ciò che non è vietato deve essere permesso

Oggi voglio condividere con voi alcune considerazioni su lavoro, burocrazia ed esodati.

Con il Jobs Act si era partiti da una posizione di responsabilità, ma ora si dimentica una parte dei problemi del mercato del #lavoro. Sono convinto che stiamo inseguendo un meccanismo di regole che non sono ben comprese dalle persone. Ma stiamo anche consentendo una gara a ribasso sui diritti. Dobbiamo porre una questione morale: è legittimo che in Italia un operaio della FIAT guadagni 1200 euro e in Polonia, lo stesso operaio, è legittimamente pagato 600 euro? Questa gara a ribasso sui diritti non può essere consentita soprattutto perché finisce per distruggere il nostro sistema economico.

Il vero tema da affrontare per ripartire non è quello del contratto individuale. In #Campania, ad esempio, abbiamo discusso con il sindacato su altri temi quali la produttività e la riorganizzazione della contrattazione collettiva. E anche grazie alla firma di molto accordi, sottoscritti anche dalla Cgil, abbiamo evitato la chiusura di molte fabbriche. Questo perché siamo convinti che la macelleria sociale porti solo danni.

CoffeeBreakLa7

Quello della #burocrazia è un altro tema centrale su cui discutere. In questo momento in cui si parla nuovamente della vicenda de L’Aquila, penso che il vero tema de L’Aquila sia che lì, dopo 5 anni, stanno come stavano prima, perché c’è una burocrazia che non interviene, un mix burocratico per cui se sbagli non paghi: qui da noi la politica dice cosa bisogna fare e la dirigenza gestisce poi il tutto. Ma è proprio questo il cortocircuito nel quale è presente l’intera storia del nostro Paese. Keynes si rivolterebbe nella tomba se sapesse che le misure che hanno consentito la ripresa economica dopo la crisi del 1929, oggi non sono applicabili per colpa di paletti burocratici.

Il tema degli esodati dimostra anzitutto cosa può fare l’ignoranza della politica: il governo Monti non sapeva come funzionavano le politiche industriali. E allora interviene sulle pensioni, modificando l’età pensionabile, con la conseguenza che tutti quelli che erano in mezzo al fiume ci sono caduti dentro. Cosa ancora più grave, della riforma Fornero ci siamo tenuti la parte sugli ammortizzatori sociali che completa il percorso degli esodati perché sposta il problema dal piano collettivo a quello individuale. Ma il problema degli esodati è anche che l’esodato, nel tempo, lo perdi di vista, perché scopri che è esodato solo dopo 4 anni, visto che nel frattempo sta in cassa integrazione.

Qual è, dunque, una prima regola da introdurre che abbia un senso? Semplice: tutto ciò che non è vietato deve essere permesso.

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Industria, dati Istat preoccupanti. Basta chiacchiere, è ora dei fatti

L’industria italiana continua lentamente ad affondare fra il silenzio generale delle istituzioni. I dati Istat sono preoccupanti: a settembre si è verificato un ulteriore calo della produzione del 0,9% rispetto al mese di agosto, segnando un calo del 2,9% su base annua. Nessun settore industriale si salva dal tracollo: i beni di consumo sono i più danneggiati, ma anche i beni strumentali, l’energia e i beni intermedi segnano un calo.

Industria

Il Made in Italy sta vivendo uno dei periodi più cupi della sua storia. Davanti a dati tanto preoccupanti non possiamo permetterci di stare immobili o di perdere tempo in discussioni trite e ritrite e non risolutive. Dobbiamo riorganizzare in tempi celeri il lavoro su base collettiva, puntando soprattutto sulla produttività delle imprese italiane e sulla qualità superiore dei nostri prodotti. Solo in questo modo possiamo evitare che la produzione italiana subisca ulteriori irreparabili danni.

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Check Point Libertà

 

9 Novembre 1989 – 9 Novembre 2014

Venticinque anni fa la caduta del muro simbolo della divisione del mondo contrapposto in due blocchi ben distinti.

Venticinque anni fa la fine di un’epoca di profondo contrasto ideologico, che ha segnato più di quarant’anni di storia moderna.

Venticinque anni fa il paese da cui il fenomeno totalitario aveva avuto origine si ergeva a baluastro di libertà dai regimi che opprimono l’individuo.

Venticinque anni fa nasceva l’opportunità di far ripartire l’economia della Germania dell’Est, oggi traino dell’intero paese.

Oggi, a venticinque anni da quel giorno, 8000 palloncini illuminati verranno liberati lungo i 15 chilometri di perimetro del Muro di Berlino, in ricordo di quella forza, di quella determinazione, di quel desiderio di libertà che ha permesso a una Nazione di rinascere.

Muro di Berlino

Recentemente il leader simbolo di quell’epocale cambiamento, Michail Gorbaciov, a Berlino, in occasione dell’inaugurazione della mostra “La caduta del Muro – l’esperienza”, ha espresso la sua profonda preoccupazione per il ritorno ad un mondo fatto di divisioni, di dicotomie, di forze disgreganti che minano gli sforzi e le conquiste degli ultimi venticinque anni.

Noi, nella nostra Italia unita, apparentemente senza divisioni di luoghi, di spazi e di ideologie violentemente contrapposte, ci scontriamo spesso con un muro virtuale: un muro fatto di opinioni e di posizioni ” contro”, non “per”; un muro che ostacola il dialogo e spesso impedisce la costruzione di un clima di collaborazione anche sulle cose da fare.

Quando si combatte contro un muro di questo genere – un muro che non ha fondamenta nel terreno e non è fatto di cemento ma di pensieri, un muro su cui è impossibile arrampicarsi e che non può cadere a colpi di piccone – diventa tutto più difficile.

Il muro di cui oggi si celebra la caduta era evidentemente molto più di una montagna di mattoni che ha diviso Berlino per quasi trent’anni. Era il simbolo di due mondi contrapposti nei quali era il terrore a mantenere l’equilibrio; il simbolo della negazione della libertà; il simbolo di una guerra sommersa.

La mia speranza è che gli elementi di divisione che oggi ci sono nel nostro Paese non vengano esaltati, come purtroppo accade di continuo; che istituzioni e politica, parti sociali e sistema produttivo, società e cittadini lavorino per far emergere quello che ci unisce e non quello che ci divide e per trovare un accordo su quello che si deve fare. Insomma, è tempo che il nostro virtuale muro di pensieri e di parole venga abbattuto e che l’Italia divenga il Paese di tutti e nel quale tutti si possono ritrovare, per crescere. #Insieme.

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