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Microcredito, erogati altri 6 milioni

Sono stati erogati ulteriori 6 milioni di euro sul Fondo Microcredito Fse, relativi al secondo avviso. Le risorse erogate riguardano 260 progetti. Ulteriori decreti, per una spesa di 1 milione di euro, sono già pronti per la prima tranche 2015.

L’obiettivo è, attraverso l’accelerazione delle procedure, concludere rapidamente il finanziamento nei confronti di tutti i beneficiari, distribuiti su tutte le province della Campania.

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Anche i settori delle attività commerciali sono diversi e variano dal finanziamento per l’apertura di laboratori artigianali enogastronomici, a quello per web agency o per enoteche e punti vendita di prodotti tipici, ma anche ampliamenti di attività commerciali preesistenti.

Proseguiamo senza sosta, anche nel periodo natalizio, con i decreti e i bonifici per il Microcredito. Una misura in cui crediamo molto perché è la concretizzazione di tanti piccoli sogni e, insieme, di tanti piccoli progetti.

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#AuguriCampania

Cari amici,

Viviamo un particolare momento storico in cui l’orizzonte, anziché una luce chiara, riflette un turbinio offuscato di situazioni ed eventi complessi. Nell’ultimo anno trascorso abbiamo gettato le fondamenta per una ritrovata coesione sociale, ascoltando la voce di chi, per troppo tempo, è stato lasciato indietro dalla sordità di una politica clientelare, indaffarata soltanto a preoccuparsi di inseguire chimere personali.

Abbiamo ascoltato storie, incrociato sguardi e stretto le mani di chi nutriva, e nutre ancora, la speranza nel domani, desideroso di assistere a un cambio di rotta che conduca al di fuori di questa spirale negativa che tenta di soffocare il lavoro, le imprese e la dignità di ciascun individuo.

Abbiamo raggiunto risultati importanti. Voglia di fare sistema, attenzione all’impresa e dialogo con le parti sociali. Questo il meccanismo virtuoso sul quale abbiamo incardinato una profonda sinergia intesa come perno per edificare un nuovo modo di vivere Insieme. La strada da percorrere è ancora lunga, ma la tenacia e la determinazione che porteremo avanti insieme ci farà raggiungere la meta desiderata.

La Campania è un luogo di eccellenze da valorizzare, meta attrattiva e culla di nascita per giovani e brillanti menti. Dobbiamo sconfiggere la Terra dei Fuochi e far vincere la terra del buono e del nuovo. Abbiamo il dovere di formare tante e nuove giovani leve, perché non vogliamo più flotte di precari senza diritti, per permettere ai nostri giovani di costruire qui il proprio futuro, senza essere costretti a fare la valigia e fuggire altrove.

La formula è semplice, benché richieda costanza e sostegno reciproco per donare i propri frutti. Più politiche industriali, meno finanziamenti a pioggia, valorizzazione degli elementi premianti della nostra economia locale. Per un 2015 di crescita e sviluppo. Per un 2015 di ritrovata coesione sociale. Per un 2015 all’insegna della ripresa economica.

A voi tutti i miei più cari auguri per un Sereno Natale.

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Le politiche attive del lavoro si fanno sul territorio

La riforma del titolo quinto della Costituzione deve porre rimedio ai problemi creati alcuni anni fa da una ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni cervellotica e non creare nuove difficoltà, soprattutto alle persone. Penso in particolare all’emendamento presentato dal Governo che intenderebbe affidare alla competenza esclusiva dello Stato le politiche attive del lavoro.

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Una scelta di questo tipo non può funzionare. Il mercato del lavoro si governa dal territorio e l’esperienza di questi anni ce lo insegna. E poi, diciamo la verità: praticamente tutto quello che oggi si fa in Italia su questo tema lo si realizza con risorse e strumenti finanziati dalle Regioni. Invece di andare verso il modello in uso in gran parte del sistema occidentale, che prevede una regia nazionale e attori territoriali, stiamo rischiando di mettere in piedi un carrozzone centralista che ci riporta indietro di cinquant’anni, e cioè agli uffici di collocamento statali.

Piuttosto, il Governo si preoccupi di finanziare le politiche attive del lavoro, visto che nel Jobs Act non c’è un euro. Mentre noi abbiamo bisogno di trasformare i centri per l’impiego – ereditati dallo Stato centrale – in servizi per il lavoro. E questo non è solo il mio giudizio, ma di tutti gli assessori al lavoro d’Italia che, in sede di Commissione, hanno stabilito di chiedere al Governo un incontro proprio su questo tema per scongiurare una riforma che nascerebbe già col piede sbagliato.

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Jobs act, Renzi ascolti le ragioni del Paese reale

L’apertura da parte del governo a un confronto con i sindacati in vista dei decreti attuativi sul Jobs act va nella direzione giusta. Mi auguro però che l’incontro sia costruttivo e non fittizio. Renzi ascolti le ragioni del paese reale, fatto dal mondo delle imprese, dai sindacati, dalle parti sociali, per adottare provvedimenti che tentino di risolvere il dramma della disoccupazione.

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Credo che oggi nessuno abbia in mano una ricetta salvifica. A meno che Renzi non abbia la bacchetta magica, deve ascoltare le proposte di tutte le forze in grado di portare delle soluzioni, come stiamo facendo noi. Infatti, oggi alla presentazione del terzo rapporto sul lavoro in Campania abbiamo fortemente voluto al tavolo tutte le sigle sindacali e Confindustria.

Non si può continuare a parlare solo per slogan, servono i fatti che si concretizzano anche se si tiene conto delle numerose manifestazioni di protesta di persone che, a vario titolo, soprattutto rispetto al lavoro, cercano di rappresentare le proprie ragioni. Questo contribuirebbe a svelenire un clima di continua tensione che nel nostro Paese sta raggiungendo livelli preoccupanti.

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Politiche mirate e coerenti per un’occupazione di qualità

Segnali incoraggianti arrivano da Unioncamere Campania e dalla manifestazione Smau di Napoli. Da un lato, le stime di UnionCamere ci dicono che il 2015 in Campania sarà l’anno della ripresa economica, dall’altro apprendiamo con entusiasmo che nell’ultimo anno sono nate qui da noi ben 102 start-up che si occupano di innovazione, posizionando la Campania ai vertici di crescita in questo settore tra le Regioni del Sud.

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Dati e numeri che ci dicono che la strada imboccata è quella giusta. In questi anni abbiamo investito molto su ricerca e sviluppo, settori strategici per favorire crescita e occupazione, grazie anche all’adozione di misure e strumenti concreti come il microcredito e il credito d’imposta. Due interventi che hanno favorito nuove assunzioni, concesso sgravi fiscali alle imprese che assumono e facilitato la nascita o l’ampliamento di microimprese, dando un beneficio a quei soggetti che non potevano accedere ai prestiti degli istituti di credito.

Abbiamo scelto di sostenere con convinzione i lavoratori, soprattutto quelli più svantaggiati, e il mondo delle imprese, consapevoli che il dialogo, la coesione e la voglia di fare impresa possono aiutarci a uscire dalla crisi. Di strada da percorrere ce n’è ancora molta, ma la direzione intrapresa ci ha premiato. Solo con politiche mirate, che premiano per la loro coerenza, è possibile puntare a un’occupazione di qualità.

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Diritti umani, ripartire da un rinnovato principio di solidarietà

Oggi più che mai la giornata mondiale per i diritti umani deve rappresentare un momento di riflessione più ampio rispetto alla direzione di marcia impressa al mondo globalizzato. Diversi episodi segnalano come il loro rispetto possa essere facilmente offuscato non solo da chi commette atrocità a viso aperto, ma anche da chi si erge a loro strenue difensore. Il recente rapporto sui metodi utilizzati dalla CIA durante gli interrogatori e le statistiche sulla morte dei migranti dimostrano come a volte la giusta rotta possa essere smarrita.

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D’altro canto, i soprusi compiuti dall’ISIS e da altre milizie locali ci dicono che sono ancora troppi i luoghi in cui il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo viene prepotentemente calpestato, a volte in nome di un principio astruso che intravede una mano armato nella volontà divina. Teoria bizzarra e inaccettabile.

Per quanto il loro pieno rispetto appaia una meta ancora lontana da raggiungere, uno sforzo solidale di chi ci crede davvero potrebbe contribuire alla maturazione di un rinnovato principio di solidarietà dal quale ripartire. E il premio Nobel consegnato proprio oggi a Malala e Satyarthi ne è un chiaro esempio: l’altruismo, praticato senza secondi fini, consente di raggiungere risultati lungimiranti.

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I dati Istat dovrebbero far riflettere sul Sud

I dati diffusi oggi dall’Istat, secondo cui nelle regioni settentrionali si concentra il 47,8% delle pensioni contro il 31,8% del Sud, determinato anche dalla forte crisi che ha investito il Paese, dovrebbero far riflettere. Più che inserire nella Legge di Stabilità solo investimenti nel Nord Italia, forse sarebbe il caso di pensare anche alla crescita del Mezzogiorno, che altrimenti rischia di avere più pensionati che occupati’.

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Gli stessi dati smenticono anche i soliti luoghi comuni di Salvini. Il segretario della Lega dice che inizia a ricredersi sul Sud, noi invece non ci “ricrediamo” sulle sue ricette speculative. Nel Mezzogiorno, ancora oggi, ci sono le pensioni più basse, che si basano su stipendi inadeguati. Ed al nord sono molte di più. Chieda scusa ai cittadini meridionali.

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Carlo Palmieri: Internazionalizzare senza rinunciare alle nostre eccellenze (umane)

Fare l’imprenditore in una terra tanto affascinante quanto complessa come la Campania è un’esperienza che mette in risalto aspetti critici e lacune, ma anche punti di forza ed elementi positivi e qualificanti del fare impresa in questo territorio. Ho potuto appurare direttamente tutto ciò con il nostro gruppo, Pianoforte Holding, nato nel 2001, che ha in pancia due aziende: Carpisa, con sede nell’Interporto di Nola, e Yamamay, con sede a Gallarate. In “Terronia” e “Padania”, come spesso, scherzando in azienda, ci stuzzichiamo tra di noi!!! Questa caratteristica fa sì che le nostre attività siano un osservatorio privilegiato per la localizzazione così diversa, uno a Nord, nel varesotto, e uno a Sud, nel napoletano. Date queste condizioni, abbiamo potuto toccare con mano il gap strutturale che esiste tra Nord e Sud rispetto alla possibilità di fare impresa.

Anzitutto abbiamo riscontrato condizioni diverse di accesso al credito per le due aziende, pur avendo lo stesso rating aziendale, a causa di problematiche derivanti dal rischio legato alla localizzazione. Ad esempio, una banca meridionale si vedeva costretta a concederci affidamenti con tassi più elevati al Sud mentre la stessa, con sede a Milano, poteva farlo a condizioni più agevolate alla nostra azienda con sede legale ed operativa al Nord. Questo per il cosiddetto “tasso di insolvenza di area” che penalizza le aziende del Sud anche con pari rating di colleghi del Nord. Un assurdo!

In secondo luogo, abbiamo riscontrato problemi relativi a carenze infrastrutturali del nostro territorio per la fruizione di servizi logistici. Ritardi, tempistiche e modalità degli stessi ci hanno costretto, nostro malgrado e con grande rammarico per la nostra economia locale, a trasferire lo sdoganamento della merce importata dal porto di Napoli a quello di La Spezia.

Carlo Palmieri

Ma la nostra costante determinazione ci ha spinto ad andare avanti, scoprendo giorno dopo giorno le potenzialità di cui è piena questa terra. Il fattore umano è sicuramente uno dei tanti aspetti positivi del fare impresa nel meridione. Nelle nostre aziende lavorano professionisti nati e cresciuti al Sud che, a mio giudizio, hanno una marcia in più rispetto ad altri collaboratori di diversa provenienza. Anche per questo cerchiamo di dare la possibilità a giovani campani di riuscire ad affermarsi proprio nel luogo in cui sono nati e cresciuti, dove hanno le loro radici. Questo è un patrimonio che non dovrebbe essere disperso. Ad oggi, nella nostra azienda, abbiamo 1700 addetti diretti, e il fatto che siano in maggioranza meridionali costituisce un vanto per noi.

In un contesto globale in crescente competizione è però necessario fornire alle imprese strumenti concreti che favoriscano l’internazionalizzare della propria attività. Un aspetto su cui insistere è la leva della formazione, per la quale bisognerebbe destinare alle imprese una cospicua parte di risorse pubbliche, ma con logiche e modalità del tutto differenti rispetto al passato. Non è infatti pensabile che le aziende possano da sole creare le condizioni per una formazione altamente qualificata, devono essere sostenute nella capacità di formare direttamente al proprio interno nuove figure professionali, alla stregua delle stesse caratteristiche che connotano le figure manageriali degli altri Paesi avanzati e industrializzati, senza il bisogno di cercarle altrove. L’ideale sarebbe una formazione che nasce dall’interno.

Internazionalizzare, dunque, ma senza trascurare le peculiarità del nostro territorio: il patrimonio umano dei nostri giovani. Questa una possibile ricetta per crescere e competere sui mercati globali.

 

Carlo Palmieri

Imprenditore

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Il governo apra un tavolo per stipulare contratto per il Mezzogiorno

Accolgo con favore le parole del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, pronto a combattere la disoccupazione al Sud. Noi siamo pronti a fare la nostra parte per aiutare il governo in questa difficile prova, come già stiamo facendo da tempo in Campania con un’accelerazione considerevole dei fondi residui sulla vecchia programmazione.

Sito_Sud

Propongo al governo di aprire un tavolo dove dovranno essere invitate a partecipare le istituzioni, tutte le forze politiche, i sindacati e associazioni di categoria e stipulare un “contratto per il Sud”, come è già accaduto da noi con il “contratto Campania”, con tutti coloro che hanno a cuore il problema della disoccupazione nel Mezzogiorno.

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Telespazio, la sede Campana è un’eccellenza per il territorio

Stamattina ho incontrato una delegazione di lavoratori e le organizzazioni sindacali per la vertenza dell’azienda Telespazio, partecipata di Finmeccanica che, nelle scorse settimane, ha annunciato di voler chiudere la sede di Napoli e trasferire le attività e i lavoratori presso la sede di Roma.

Telespazio

Mi auguro che Telespazio riveda la propria decisione di chiudere la sede napoletana. È atteso, per inizio 2015, il piano industriale dell’intero gruppo Finmeccanica, e quindi mi sembra se non altro opportuno attendere questo passaggio.

In ogni caso, la sede campana di Telespazio svolge attività di elevata tecnologia, è un’eccellenza per il nostro territorio e non merita di essere estirpata dal suo luogo naturale, dove collabora con Università, centri di ricerca, distretto aerospaziale ed è parte di una vera e propria rete ai massimi livelli nel settore. Il Sud si tutela investendo su innovazione e ricerca e non chiudendo le attività che si fondano proprio su questi elementi.

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