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Una replica non edulcorata

La barbarie mediatica, unita alla malafede politica di qualche consigliere in cerca di un quarto d’ora di celebrità, mi spingono ad una replica non edulcorata.

Ho letto di assunzioni elettorali, ho letto di nomi legati ad attivisti politici e perciò selezionati per svolgere attività chissà dove, per chissà cosa. Falso, volutamente falso, costruito ad arte per gettare fango. Questi i fatti, ricostruiti sulla base delle informazioni che mi ha fornito l’Agenzia regionale per il lavoro – Arlas. 

Siamo in presenza di un affidamento di servizi in favore di un’agenzia per il lavoro, tra le più importanti e note d’Italia, vincitrice di una gara europea, bandita dall’Arlas per conto della Regione Campania e regolarmente conclusa nel 2012 senza alcuna contestazione. Una gara decisa a seguito di un’approfondita analisi sulle risorse interne dell’Agenzia e delle Province (centri per l’impiego) e della loro accertata insufficienza a gestire il mercato del lavoro, alla luce delle attività programmate e poi realizzate da questa Giunta: gestione di piattaforme informatiche, servizi per il lavoro, accreditamento della formazione e degli operatori, sistema delle comunicazioni obbligatorie, redazione del rapporto trimestrale e pubblicazione del rapporto annuale sul mercato del lavoro, la gestione della piattaforma di cliclavorocampania e, da ultimo, dei servizi del programma Garanzia Giovani. 

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Queste unità di personale – di cui si era quindi acquisita la potenziale disponibilità con la gara del 2012 – sono state poi effettivamente richieste all’agenzia vincitrice della gara stessa allorquando si è evidenziata la necessità di utilizzo nell’ambito di Garanzia Giovani. Anzi, per far funzionare meglio le cose, si è scelto di creare una task force, tra operatori interni ed esterni. E tutto questo è avvenuto alla luce del sole, addirittura con un comunicato stampa diffuso dalla Giunta il giorno 23 dicembre 2014.

Quanto alle procedure di selezione, trattandosi di un affidamento attraverso gara europea e proprio a fini di trasparenza e terzietà, le stesse sono state curate direttamente ed esclusivamente dall’agenzia per il lavoro aggiudicataria, attraverso finestre per vacancies pubblicate sui siti dell’agenzia stessa. Tutti coloro che ne hanno avuto interesse e in possesso dei requisiti si sono potuti iscrivere, ivi compresi evidentemente eventuali soggetti aventi tessere di partito, non essendo la militanza politica un elemento nè includente, nè escludente. L’agenzia vincitrice ha individuato le persone che, dopo un’attività di formazione specifica, sono state avviate a svolgere, per sei mesi, le attività oggetto del contratto di somministrazione.

Da quanto sopra emerge che le – oltretutto imprecise – informazioni divulgate dal consigliere Marciano sono dati sensibili, perché si tratta di nomi e cognomi di persone, acquisiti in piena violazione dei principi di legge vigenti sulla privacy. In secondo luogo, le accuse mosse dallo stesso Marciano saranno oggetto, fra l’altro, di querela da parte dell’assessorato al lavoro e dalla mia persona, in quanto la Regione, l’Assessore, l’Assessorato e l’Arlas sono del tutto estranei alla procedura di selezione. La documentazione, su questa gara e su ogni altra procedura di affidamento di servizi ad esterni, è a disposizione di tutti a partire dalla magistratura e verrà comunque esibita nell’ambito delle azioni giudiziarie che verranno intraprese. Questo perché è nostra volontà far chiarezza su questa vicenda, nell’esclusivo interesse dei cittadini che non devono sentirsi in alcun modo parte lesa.

Infine, se mi è consentita una breve riflessione sul polverone morale sollevatosi su questa storia, stigmatizzo la condotta di coloro che hanno cercato di associare indebitamente la mia persona ad un connubio di bassa politica che non mi appartiene. Non solo sono una persona onesta, mentre su chi oggi osa parlare d’altri pesano gravi responsabilità per disastri amministrativi, giudiziari e politici che abbiamo subito e tentato – talvolta invano – di risolvere. Ma soprattutto, come uomo delle Istituzioni, non ho mai pensato che la cosa pubblica potesse essere gestita come un affare privato per pochi amici o per compagni di partito. Ho sempre ben distinto le due cose, assumendomi le responsabilità di scelte spesso impopolari sia come assessore, sia come vice coordinatore regionale del mio partito.

Non mi sono mai sottratto al confronto, nè con l’opposizione, nè con chiunque la pensasse diversamente da me in ogni amibito, nè con la stampa. Non ho alcuna intenzione di assecondare tentativi volgari e di basso livello, degni di una campagna elettorale da trivio che qualcuno – che non ha nulla da perdere innanzitutto in termini morali – vorrebbe avviare. Nè intendo soffiare sul vento dell’antipolitica di chi oggi, seduto comodamente al proprio posto, pontifica sulle coincidenze, ignaro di aver toccato una materia delicata come il mercato del lavoro e sbattendo in prima pagina come “privilegiati elettorali” alcune persone colpevoli di aver risposto ad un avviso per sei mesi di lavoro precario, pagato poche centinaia di euro al mese.

Quanto al merito politico della vicenda, l’unico possibile, mi limito ad evidenziare la differenza di spesa dell’Arlas dalla precedente gestione ad oggi. Abbiamo trovato un’agenzia regionale fra l’altro gonfiata da consulenze milionarie di amici e di amici degli amici (5 milioni di euro soltanto per consulenze nei soli mesi precedenti la campagna elettorale del 2010!), ma incapace di gestire e programmare le politiche del lavoro e della formazione di questa Regione. Oggi abbiamo costruito un’agenzia che è conosciuta e stimata anche a livello nazionale, tanto da far parte dell’Unità di missione attiva presso il Ministero del Lavoro con Lombardia e Toscana. Oggi abbiamo un’agenzia diretta esclusivamente da dirigenti interni che abbiamo ereditato e che – se si vanno a guardare le appartenenze politiche – di certo non sono iscritti al partito di cui faccio parte. Ma, anche in questo caso, non guardo al colore politico e a costoro va anzi il mio ringraziamento per il lavoro straordinario che mettono in campo ogni giorno.

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LSU, sottoscritto Protocollo tra il Governo e la Regione Campania

Oggi a Roma, con il sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova ho sottoscritto la convenzione per la gestione dei Lavoratori socialmente utili della Regione Campania attualmente in servizio presso le Amministrazioni locali di tutto il territorio. La Convenzione assegna alla Campania circa 40 milioni di euro con i quali verrà garantita la copertura finanziaria per l’intero 2015 dei trattamenti economici per i circa 5.500 lavoratori interessati.

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Una buona notizia per i nostri Lsu perché garantisce serenità ed evita incertezze sull’immediato futuro. Speriamo ora che il Governo consenta l’avvio dei processi di stabilizzazione di questi lavoratori che, da tempo, sono parte integrante delle nostre Amministrazioni e che svolgono spesso funzioni utili e importanti.

Noi siamo già pronti da tempo con tutti gli strumenti necessari e le misure più moderne, consapevoli che le rigidità imposte dai vincoli finanziari incontrano il limite invalicabile della ragionevolezza e della dignità della persona.

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Perché Tsipras ha vinto

In realtà, scrivo prima di sapere come hanno davvero votato i greci. E lo faccio perché le ragioni di una scelta così largamente annunciata non stanno nei sondaggi, ma nelle decisioni dei Governi greci di questi anni. Stretti dal miope atteggiamento tedesco, interessato essenzialmente alla stabilità finanziaria a tutela dei propri interessi, quei governanti hanno scelto di puntare tutto sul rigore dei conti, marginalizzando l’esigenza delle persone ad un’esistenza libera e dignitosa.

Tagli su tagli, gestiti con l’ottusa miopia della burocrazia che guarda al “totale” e sceglie sempre la strada più semplice per giungere a quel risultato, non quella più giusta e non quella più difficile ma più utile. E lo hanno fatto per la paura di essere travolti dalle sanzioni europee. Quella paura, però, dai palazzi è passata tra le persone, si è impossessata delle loro vite e infine ne ha guidato la scelta nel voto. Il paradosso di questo tempo infatti è tutto nella paura e nelle sue ragioni. 

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I burocrati europei e tedeschi hanno pensato che la paura della perdita dei finanziamenti europei e del rischio crac avrebbe condizionato le scelte delle persone. E invece, a prendere il sopravvento e’ stata la paura per il proprio individuale futuro. La paura di non poter mettere il piatto a tavola domani. La paura di non poter garantire un futuro ai propri figli.

E così oggi i greci hanno puntato su chi ha detto innanzitutto che contro la fame non c’è regola finanziaria che tenga. Il programma di Tsipras è sicuramente caratterizzato in una buona parte dal richiamo al facile radicalismo di una certa sinistra – quella che si ritiene detentrice del bene comune per intenderci – ma appare francamente difficile dar ragione a Governi che, dall’inizio dell’austerity made in Germany hanno consentito il raddoppiarsi della disoccupazione e del numero dei poveri e, tanto per dirne una, il decuplicarsi dei senzatetto di Atene.

Il vincitore di oggi ha l’arduo compito di dimostrare al suo popolo che si può governare anche in modo diverso e soprattutto di convincere la Germania ad ammettere di aver sbagliato a pensare che l’unica cosa che conta sono i suoi risparmiatori e la solidità delle sue imprese.

In Italia dobbiamo aspettarci il solito diluvio di chiacchiere e la consueta corsa al vincitore, con molti partiti pronti a lasciarsi spingere dal vento di Atene, ricopiandone slogan e messaggi. Del resto, in piccolo, lo abbiamo già visto alle elezioni europee con un risultato decente da parte di un partitino raffazzonato che, nel nome di Tsipras, ha portato in Europa alcuni rappresentanti.

Sfido chiunque a ricordare una sola dichiarazione – non dico addirittura un provvedimento – da parte degli eletti. Il mondo dell’informazione è già partito in quella direzione….

Io mi auguro che dopo la sbornia delle chiacchiere si avverino due cose. Che una certa sinistra, facile a campare di rendita sugli slogan, l’illusione e la paura della gente, non appiccichi il proprio copyright su di una legittima scelta maturata altrove, impedendo così un serio confronto sulle politiche che un Governo responsabile in questi anni deve compiere per il bene del suo popolo, e che dalle nostre parti si capisca che le riforme si fanno per davvero, senza tagliare diritti ma tagliando burocrazia, mettendo in piedi una seria politica industriale e favorendo il confronto e la coesione sociale. Specie quando gli uomini soli al comando tutta questa competenza non ce l’hanno.

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No alla chiusura di Telespazio, è un atto contro il Sud e la Campania

Oggi a Roma ho partecipato con le organizzazioni sindacali regionali e nazionali all’incontro con il viceministro allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti, sulla prospettata chiusura della sede di Napoli della Telespazio Spa, controllata da Finmeccanica.

Ho ribadito la netta contrarietà della Regione #Campania allo spostamento della sede di Telespazio a Roma. Non solo perché non si trasferiscono le persone in un’altra regione a cuor leggero e senza che ve ne sia davvero bisogno, ma ancora di più perché in questo caso si pretende di chiudere un centro di ricerca, tra i più avanzati d’Italia, attivo in Campania e nell’ambito di un settore, quello aerospaziale, nel quale siamo la Regione che ha investito più risorse di tutti in questi anni nel Paese.

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L’ipotesi avanzata dalla controllata pubblica è contro le politiche di sviluppo del #Sud, è un danno al Paese, è una miopia di Stato. Sono sicuro che il Governo non abbia questa idea e mi auguro ancor di più che il piano industriale Finmeccanica, di imminente presentazione, non vada nella direzione della riduzione della sua presenza in Campania.

In questi anni abbiamo investito tanto in questo settore: ci auguriamo che il Governo e il Parlamento – a partire da questa vicenda, simbolica ed importante – facciano la loro parte e la facciano nella stessa direzione.

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Terrorismo, bene Alfano, serve ferrea strategia di contrasto

Contro il terrorismo occorre adottare una ferrea strategia di contrasto e prevenzione per individuare ed eliminare potenziali cellule pronte a colpire e a seminare terrore. Per questo ritengo positiva l’azione che stanno portando avanti il Viminale e il Ministro Angelino Alfano. È di oggi infatti la notizia di nove jihadisti espulsi dall’Italia dalla fine di dicembre.

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Anche alla luce dei fatti avvenuti in Belgio, da dove due terroristi stavano cercando di raggiungere il nostro Paese, si capisce chiaramente che il pericolo è dietro l’angolo e che non possiamo abbassare la guardia contro un fenomeno che avanza in silenzio e si infiltra nei meandri della nostra società.

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Un #frontecomune contro la disoccupazione giovanile

Dispiace che Matteo Renzi non abbia detto a chiare lettere che l’Europa deve combattere unita contro la disoccupazione giovanile, nel suo discorso di chiusura del semestre europeo a conduzione italiana pronunciato a Strasburgo. Con un tasso di disoccupazione che a livello europeo non accenna a diminuire, un chiaro riferimento in tal senso sarebbe stato un buon passaggio di testimone al prossimo Paese che ricoprirà tale incarico, in uno spirito di leale collaborazione e confronto che nell’Unione stenta a materializzarsi.
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Noi in Campania abbiamo dimostrato come il successo di una misura pensata appositamente per favorire l’occupazione giovanile, Garanzia Giovani, sia stato il risultato dell’incontro e del dialogo tra tutti i soggetti protagonisti del mondo del lavoro, un’azione di sistema e rete che ha coinvolto tutti. Insieme abbiamo dato una prospettiva di crescita ai tanti giovani che popolano la nostra terra e che meritano un’opportunità concreta.
Tocca ora all’Europa cimentarsi con questa sfida attuando un #frontecomune contro la disoccupazione giovanile, restituendo un barlume di speranza alle sue generazioni. Perché investire sui giovani vuol dire investire sul nostro futuro.
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Sventolano bandiere rosse del sangue delle vittime

Nel giorno della marcia contro il terrore a Parigi spero che tutto il mondo capisca che non ci possono essere cedimenti di fronte a questo attentato alla libertà di pensiero, espressione massima della nostra civiltà. Non tranquillizziamoci pensando che, in fondo, questi atti barbarici sono il gesto di estremisti isolati che si muovono perché si sentono provocati e attaccati nelle loro convinzioni e nei loro valori. Non è così.

Gli estremismi si nutrono e crescono innanzitutto nella debolezza della risposta. La storia è piena di esempi. Uno mi sembra sufficiente, per i suoi tremendi effetti. Nella seconda metà degli anni 30, Hitler ed i nazisti si convinsero del loro diritto di aggredire il mondo proprio perché la faccia feroce che loro mostravano fece indietreggiare più volte Governi e l’opinione pubblica internazionale, consentendo l’occupazione di vari Stati e l’inizio della persecuzione degli ebrei e dei diversi. È finita nell’olocausto della seconda guerra mondiale.

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Ora una guerra diversa, fatta in nome di una fede religiosa ma che punta ancora una volta al dominio del mondo. Basta leggere i proclami di Al Queida o dell’Isis per capire che questi individui non pensano affatto di limitarsi a prendere il potere nei loro disperati e martoriati Paesi. Costoro proclamano sempre e comunque che le loro bandiere – nere per la cupezza dei loro propositi ma rosse del sangue delle loro vittime – devono sventolare sul mondo e, spesso, citano proprio Roma, identificando nella cristianità il simbolo di una civiltà che non è la loro e con la quale non intendono convivere.

Qui sta la differenza. Il mondo occidentale afferma il diritto di tutti a vivere secondo le proprie regole ed i propri costumi, ovunque ciascuno  si trovi. Questi nuovi predoni dell’anima e della vita al contrario credono che la loro sia l’unica visione. Non giustifichiamoli e non arretriamo.

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Contro un terrorismo che annienta le coscienze individuali

Questa mattina leggevo sul Corriere della Sera un’intervista di Oriana Fallaci all’attentatrice palestinese Rascida Abhedo, autrice di una tremenda carneficina in un mercato di Gerusalemme a fine anni ’60.

Mi ha colpito soprattutto la parte in cui la donna in questione sviscera il proprio odio verso i bambini. “Più bambini morranno più sionisti comprenderanno che è giunto il momento di andarsene”, con un chiaro riferimento al conflitto tra israeliani e palestinesi che va avanti ormai da anni, le cui lotte non guardano in faccia nessuno, men che meno i più piccoli e indifesi. Parole colme di odio, dettate certamente da ciò che questa gente è costretta a subire, ma non per questo giustificabili. Un profondo astio che non si cimenta tanto in riflessioni filosofiche, ma colpisce e annienta.

Badate bene, quello israelo-palestinese è un conflitto complesso, in cui la religione non è e non può essere l’unica variabile in grado di spiegarne il nascere e la prosecuzione, come testimoniano anche le parole di questa donna che se la prende contro tutto ciò che considera un abuso da parte dello Stato sionista. Così come ciò che è accaduto a Parigi, drammatica replica di simili episodi avvenuti altrove nel corso degli anni, non può essere visto come un semplice problema di difficile convivenza tra dottrine religiose profondamente diverse tra loro. C’è qualcosa in più, che non è da poco. Questi predicatori d’odio, all’ombra della propria religione, portano avanti una lotta che affonda ancora più nel profondo le sue radici: è la lotta di una cultura contro un’altra, considerate nel loro insieme, che comprende più fattori e assume la forma di vero e proprio terrorismo.

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Un terrorismo che diffonde panico e terrore, che ha come scopo l’annullamento delle coscienze individuali, oltre che delle singole difese. Che non ha colori e appartenenze, è trasversale, acceca la ragione, spegne ogni barlume di buonsenso, spezza qualsivoglia possibilità e capacità di dialogo. Non fa distinzione tra le proprie vittime, perché se a morire è un cristiano o un musulmano poco importa, l’importante è far sprofondate la società nel panico. Un terrorismo che fa proprie rivalità secolari e sulla base di queste, a volte abusandone, pretende di dettar le proprie condizioni al mondo intero.

È contro questa concezione del conflitto portato alle sue estreme conseguenze che bisogna combattere e da queste basi ripartire per comprendere la reale portata del problema, al di là degli sterili proclami sul bloccare e chiudere le frontiere, rispedire a casa ogni straniero e via dicendo.

La Fallaci non era certo una pazza visionaria quando metteva in guardia contro il profilarsi di uno scontro tra civiltà. E l’eco delle sue parole tuona oggi come una tremenda profezia.

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Basta con il falso perbenismo, è tempo di stare uniti!

I benpensanti nostrani tornano a farsi strada, sostenendo da più parti che il vero volto dell’Islam non è quello armato di kalashnikov e terrore, visto ieri a Parigi nel tremendo attacco al giornale satirico “Charlie Hebdo”. Fare di tutta l’erba un fascio è come sempre fuorviante e mette in secondo piano la reale portata del problema, ma non è certo questo il momento di cimentarsi nei soliti moralismi triti e ritriti.

Perbenismo

Questo Paese rischia da troppo tempo di sprofondare nella spirale del falso perbenismo, lautamente rappresentato da quei signorotti e signoroni adagiati sulle loro comode poltrone, dalle quali pretendono di elargire strali e proclami che nelle loro intenzioni dovrebbero essere accolti come il “divin verbo”. A questa gara a chi stringe il trofeo del più “politicamente corretto” noi non ci stiamo.

E non solo perché oltre alla libertà di stampa esiste anche quella di pensiero ed espressione, ma prima di tutto perché ora è necessario unirsi e ricompattarsi, costruire strategie comuni, ritrovare ragioni che uniscono e non che allontanano, perché il nemico che abbiamo di fronte non desidera altro che la nostra divisione e frammentazione, sociale prima ancora che politica.

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Il fanatismo islamico è in casa, Europa reagisca

Condanno con fermezza il vile attacco alla sede del giornale francese Charlie Hebdo. Un atto intimidatorio che suona come un angosciante campanello d’allarme per la sicurezza di tutti noi e dell’Europa intera.

Charlie

Il fanatismo islamico è in casa, serpeggia silenzioso tra le nostre comunità, si organizza e colpisce con ferocia inaudita, scagliandosi contro la nostra libertà, la nostra cultura, i nostri valori, pietre miliari che hanno permesso all’uomo di squarciare il velo dell’oscurantismo e costruire epoche di benessere e progresso, culturale e sociale. Non possiamo permettere che il cammino dell’umanità civilizzata venga messo a repentaglio da volti e mani armati dalla falsa credenza che simili scempiaggini trovino fondamento in qualche entità divina.

Tutta l’Europa è ora chiamata a reagire e a cimentarsi con questa sfida di portata globale, perché fermarsi alle sole condanne e restare a guardare rischia di essere un pericoloso viatico per questi sedicenti predicatori d’odio che si fanno strada al grido di “Allah è grande”.

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