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Il potere delle parole

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Qualche giorno fa mi è capitato di vedere La Teoria del Tutto, film di James Marsh in cui si ripercorrono le tappe fondamentali della vita dell’astrofisico Stephen Hawking. Quando la malattia degenerativa di Hawking gli porta via la capacità di scrivere, di muovere le mani e la capacità di parlare mi sono fermato a riflettere.

Diamo spesso per scontate azioni apparentemente semplici e automatiche come la scrittura o la parola, ma cosa faremmo se non potessimo più esprimerci?

Le parole sono forse una delle conquiste più significative dell’umanità. Con le parole si comunicano esperienze, pensieri, idee. Con le parole si esprime il proprio dissenso. Con le parole si costruiscono relazioni. Con le parole si smuovono, o si manipolano, a seconda dei casi e delle volontà, popoli e folle.

Le parole, se scelte bene, hanno la capacità di evocare ricordi, istinti, universi valoriali. Le parole possono riportare a galla o rispedire negli abissi della coscienza convinzioni e sentimenti atavici. Le parole sono uno dei mezzi più potenti dell’uomo.

Che siano esse scritte su un diario o urlate da un podio, le parole hanno un significato profondo, che quasi sempre varia a seconda di chi le legge o le ascolta.

Alcune parole invece, hanno il potere di evocare per tutti un significante simile, una simile immagine mentale.

George Lakoff, un linguista statunitense, ha ideato questo piccolo esperimento che ora vi sottopongo: non pensate all’elefante. È dimostrato che tutti voi, nel leggere queste parole, avete pensato a un pachiderma grigio. E non riuscite a eliminare quell’immagine dalla vostra testa. Vero?

Quello che oggi preoccupa maggiormente è la tendenza a ridurre l’uso delle parole per esprimere concetti. O meglio, la tendenza a esprimere concetti importanti e carichi di significato con slogan politici vuoti e privi di fondamenta profonde.

La politica degli annunci tramite hashtag, pur avendo un suo fascino, svuota di significato uno dei mezzi più potenti dell’uomo.

Se a quegli hashtag, a quegli slogan, non si accompagna un programma politico fattuale, perderemo man mano il senso profondo delle parole.

#cambiaverso, #italiariparte, #lavoltabuona. Renzi sembra essere un praticante compulsivo della metafora, riducendone l’efficacia e il significato: non più uno strumento tramite cui mettere in moto un cambiamento della società, ma uno specchietto per le allodole, pronto ad essere rimpiazzato senza tante storie nel momento in cui risulterà più conveniente. Se a questi slogan non seguono politiche concrete volte al miglioramento della Nazione, come cantava Mina, rimarremo solo con “parole, parole, parole, parole tra noi”.

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Presentato oggi bando per sostegno ai giovani professionisti Campania

Ho presentato oggi in Sala Giunta il bando per il sostegno ai giovani professionisti della Campania.

Alla conferenza sono intervenuti Vincenzo Moretta, presidente ordine commercialisti Napoli e provincia, Matteo De Lise, presidente ordine giovani commercialisti, Giuseppe Della Rocca, presidente Confprofessioni Campania, Salvatore Visone, presidente ordine architetti Napoli e provincia, Luigi Vinci, presidente ordine ingegneri Napoli e provincia, Ettore Nardi, ordine giovani ingegneri, Francesco Verbaro, Adepp.

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La misura, con una dotazione di 15 milioni, prevede il finanziamento sino al 50% oltre iva dei costi per le attività di assistenza e consulenza fornite alle imprese da professionisti fino a 41 anni d’età.

Il bando, pubblicato dall’Assessorato al Lavoro della Regione, prevede che le imprese scelgano i professionisti dall’apposita long list istituita informaticamente presso l’Arlas tra tutti gli iscritti agli albi e agli ordini professionali della Campania che offriranno la loro disponibilità.

Il finanziamento verrà riconosciuto con la procedura cd. a sportello, che prevede la soddisfazione delle domande secondo l’ordine cronologico delle richieste.

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La separazione e la mescolanza dei poteri

Ho letto con molto interesse l’editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di questa mattina. Panebianco sostiene che “quando i politici vogliono mettersi al riparo da attacchi giudiziari e vogliono compiacere la piazza giustizialista affidano la poltrona che più scotta a un magistrato, riconoscendo così, anche ufficialmente, la propria debolezza, la subalternità della politica al potere giudiziario”.

Lo sappiamo. La nostra società liberale e democratica si basa su un principio fondamentale, quello della separazione dei poteri, teoria che si deve al filosofo francese Montesquieu che, nel suo De l’espirt des loix (1748), vedeva come unico rimedio possibile allo Stato assoluto una netta divisione dei poteri in diversi organi, con diverse funzioni, guidati da diversi uomini. Il potere legislativo, cioè il potere di fare le leggi; il potere esecutivo, cioè il potere di farle rispettare; e il potere giudiziario; cioè il potere di punire i trasgressori.

Da qualche anno a questa parte assistiamo a strane mescolanze non tanto tra i poteri,  ma soprattutto tra le persone preposte a esercitarli. Ed è così diventata pratica comune assegnare posti di governo a personalità provenienti da tutt’altre realtà. Ecco allora che Panebianco sottolinea due peculiarità tutte italiane: un sistema normativo troppo complesso, che richiederebbe non solo una semplificazione, ma un azzeramento totale e la susseguente approvazione di poche e semplici regole; e un uso politico delle intercettazioni giudiziarie, che, a seconda dei casi (e degli equilibri di potere politico), vengono interpretate come cosa buona e giusta oppure tremende violazioni della privacy degli individui.

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Ho più volte sottolineato come l’Italia sia una fabbrica di regole inutili, che potrebbe essere amministrata meglio e più semplicemente seguendo il principio del “tutto ciò che non è espressamente vietato è permesso”. Forse però, in questo modo, gli spazi grigi in cui tanti italiani sguazzano (e non mi riferisco solo a politici e manager, ma anche a tutti quei cittadini che per il proprio tornaconto decidono deliberatamente di aggirare le norme o far finta di non averle comprese) sarebbero illuminati di luce, e non ci sarebbero più angoli bui dietro cui nascondersi.

Io ho scelto di battermi per tutti quei cittadini che vivono nella luce e nell’integrità, combattendo la corruzione e i paternalismi, rovine di questo splendido Paese. Mi auguro, ma ho i miei dubbi, che la strada che sarà intrapresa sia una strada illuminata, piena di lampioni. Forse consumeremo un po’ di energia in più, ma vivremo in un mondo più equo e più giusto, in cui saremo fieri di far crescere i nostri figli.

 

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Microcredito piccoli comuni, prorogata al 10/04 presentazione domande

È stata prorogata al 10 aprile la scadenza per la presentazione delle domande per accedere alla misura Microcredito PI.CO. che consente di ricevere un prestito fino a 25mila euro per la costituzione o l’ampliamento di microimprese nei piccoli comuni campani con popolazione fino a 5mila abitanti.

Sulla home page del sito FSE Campania è possibile scaricare la domanda per la partecipazione al bando. Per ulteriori informazioni è possibile contattare il numero verde 800 188 688 (attivo dal lunedì al venerdì).

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La scelta di prorogare i termini per la presentazione delle domande per il Microcredito PI.CO. vuole dare ulteriori opportunità a chi non aveva avuto ancora modo di conoscere la misura.

Non bisogna pensare di limitarsi ai soli residenti nei piccoli comuni, ma estendere la possibilità anche a chi in quei comuni vuole investire e creare nuove occasioni di sviluppo. Nel complesso la Regione Campania ha investito 120milioni di euro in azioni di Microcredito e mi piace ricordare sempre a tutti noi che siamo la Regione con il più alto tasso di restituzione dei prestiti. Vuol dire che l’investimento etico e sociale fatto su chi ne ha più bisogno, non solo sta portando buoni frutti, ma sta ristabilendo il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.

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L’italia resta un paese ingessato

L’Italia resta un Paese ancora ingessato, stretto tra norme inutili e riforme senza contenuto. Ad esempio sono quarant’anni che togliamo i diritti. Dallo statuto dei lavoratori in poi abbiamo reso sempre più flessibile il contratto, ma questo non serve. Pensare che la decontribuzione serva a far ripartire l’occupazione stabilmente significa ignorare, ad esempio, che dal 1990 una legge elimina per tre anni i contributi per le assunzioni al Sud e questo non ha risolto nulla.

Invece, occorrono politiche industriali, un Paese che metta insieme le politiche del lavoro e quelle dello sviluppo. Abbiamo bisogno di avere vere politiche attive, investire risorse per creare l’incrocio tra la domanda e l’offerta di lavoro. Accompagnare la persona nella ricerca di lavoro con servizi, come si fa con successo in molte parti del mondo

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Non è sufficiente rendere crescenti le tutele ma bisogna spostare l’asse totale delle politiche del lavoro: dall’idea di una nuova forma di contratto individuale di lavoro, solo per questo capace di far assumere da parte delle imprese, a un confronto serio che punti sulla contrattazione collettiva, aziendale e territoriale, per riscrivere le regole dell’organizzazione del lavoro.

Abbiamo regole collettive che sono ingessate e che lo saranno sempre di più se continua il contrasto tra governo e sindacati. Quest’ultimi si arroccheranno a difesa dell’unico spazio che hanno, che è quello della contrattazione collettiva. E questo non ci aiuta. Sfidiamo il sindacato sulla flessibilità delle regole del lavoro.

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…Tu vuò fa l’americano?

Non sono un grande appassionato di telefilm, ma nell’ultimo periodo ho visto qualche puntata di House of Cards. Inizialmente la curiosità, poi la bella produzione mi hanno appassionato alla storia del protagonista Frank Underwood, uomo politico che da capogruppo di maggioranza del congresso degli Stati Uniti, spinto dalla fame di gloria e di successo punta diretto alla stanza ovale della Casa Bianca.

Al di là della storia, quello che colpisce in questo telefilm è il protagonista stesso. Cinico e senza scrupoli, all’apparenza sembra dare ascolto a tutti, salvo dietro le quinte trasformarsi in politico che non si ferma di fronte a nulla pur di raggiungere l’obiettivo. Un politico che all’apparenza è pronto ad ascoltare tutti, salvo poi decidere di testa propria.

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Personaggio, più che persona, sempre pronto a lanciare slogan, determinato fino all’inverosimile per raggiungere il successo. Solo con le sue forze? Manco a parlarne.Contornato da un cerchio magico che lo consiglia e lo supporta, il divino Frank ha sempre un asso nella manica, pronto a tirarlo fuori alla prima occasione utile.

Vi ricorda qualcuno? A me si. Con una piccola differenza. Che l’America di Frank Underwood ha un Pil alle stelle, realizza riforme serie ed è protagonista ai tavoli internazionali. Il vecchio Frank non avrebbe permesso che due militari statunitensi fossero trattenuti per 3 anni in un Paese straniero, con capi di imputazione imprecisati e continui rinvii di udienze. Ecco. Forse l’unica cosa che accomuna Frank a qualcuno dei nostri, è un mancato paragone, impossibile a realizzarsi.

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Vertenza panificazione: trovata soluzione. Ringrazio Agenzia Entrate

Ho incontrato oggi le associazioni di categoria dei panificatori (Unipan, Aplpn e Acai), i sindacati dei lavoratori e l’Agenzia delle Entrate per il prosieguo della vertenza sulla panificazione in Campania.

Sono stati quindici giorni di lavoro e di confronto sul tema, utili ed intensi, perché siamo riusciti a trovare una soluzione ad una vicenda che avrebbe creato serie difficoltà anche occupazionali nel settore della panificazione.

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L’Agenzia delle Entrate e i panificatori hanno stabilito dei criteri precisi per superare le criticità sulla tassazione che aveva portato ad accertamenti fiscali.

Ringrazio l’Agenzia perché, con i fatti, ha dimostrato che l’amministrazione sa essere vicina ai cittadini. Ancora una volta il modello Campania premia: coesione, condivisione e dialogo.

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Ericsson: accordo con i sindacati buona notizia

Una buona notizia quella dell’accordo tra Ericsson e sindacati.

Ci siamo spesi molto e i risultati finalmente sono visibili. Nessun licenziamento e conferma delle commesse fino al 2018. Adesso la parola passa ai lavoratori con un referendum ma la Regione, insieme al Mise, monitorerà costantemente che l’accordo venga mantenuto nei termini stabiliti. La Campania ed il Sud non possono più permettersi di perdere centri produttivi e posti di lavoro.

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Ancora una volta, il lavoro sinergico tra le istituzioni, insieme al dialogo, si rivelano sempre l’arma vincente. E’ un risultato positivo che si deve anche all’iniziativa di un’amministrazione regionale finalmente protagonista.

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Non solo l’8 Marzo

In occasione della Festa della Donna penso sia giusto riflettere anche di cose concrete, come l’occupazione femminile e il ruolo decisivo che le donne possono avere nel mondo del lavoro.

Ieri il presidente Mattarella ha sottolineato come “il peso maggiore della crisi economica” gravi proprio sulle donne italiane, che affrontano tutti i giorni il difficile compito di dividersi tra lavoro e famiglia, occupandosi dell’educazione dei propri figli e preoccupandosi della salute dei propri genitori, dell’intera famiglia.

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È vero. Le donne, oltre a essere un pilastro portante del benessere e del funzionamento della società italiana, hanno bisogno di politiche e di strumenti che preservino il loro prezioso ruolo.

Non più di qualche settimana fa, durante la prestigiosa cerimonia degli Oscar, l’attrice americana Patricia Arquette ha sottolineato il gap salariale di genere anche in America, riaffermando la necessità di garantire ad ambo i sessi pari diritti e pari opportunità. In Europa il divario tra lo stipendio percepito da un uomo e quello percepito da una donna è mediamente del 16%. E questo è assolutamente inaccettabile.

Noi in Campania, nel nostro piccolo, ci siamo da subito impegnati per il ruolo della donna nel mercato del lavoro, avviando un tavolo sulle pari opportunità tramite cui abbiamo cercato di promuovere politiche concrete volte a favorire la parità di genere nel settore occupazionale. Già con il piano ‘Campania al Lavoro!’ sono emersi i primi risultati positivi per il mondo delle donne. E proprio su questa strada abbiamo continuato a predisporre e mettere in campo misure concrete, come l’apprendistato professionalizzante e quelle funzionali all’autoimpresa, solo per citarne alcune.

C’è ancora tanto da fare. Ancora tante misure da implementare, tante sfide da vincere. Ma possiamo farcela, insieme, credendoci fino in fondo. E andando al di là della semplice ‘quota rosa’ che spesse volte si traduce in un effimero contentino che lascia il tempo che trova. Facciamolo. Perché il mondo del lavoro ha bisogno delle qualità, della lungimiranza e della costanza delle donne.

Auguri a tutte le donne! Auguri oggi, domani, dopodomani e il giorno dopo ancora. Perché senza le donne il nostro mondo sarebbe grigio, certo non solo l’8 marzo.

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I ‘cordiali saluti’ delle politiche del lavoro

La preoccupante direzione che stanno prendendo in questo Paese le politiche del lavoro trova una  inquietante  metafora in un bel romanzo, di poco più di cento pagine, scritto  da Andrea Bajani: ‘Cordiali saluti’. Il protagonista viene chiamato dalla sua azienda ad assumere, dopo vari e severi colloqui, il ruolo di ‘licenziatore’. In pratica, deve scrivere  le lettere di licenziamento per i suoi colleghi in esubero, da accompagnare alla porta dell’impresa in alcuni casi dopo molti  anni di lavoro.

Con raffinato cinismo e calcolo, l’azienda pretende però che la lettera di licenziamento sia scritta con delicatezza, tatto ed empatia, tutte doti che il protagonista ha appunto dimostrato di possedere negli accurati test ai quali è stato sottoposto.Il licenziatore assume il soprannome di ‘Killer’, e la sua vita diventa un susseguirsi di lettere e di suoi colleghi che, dopo aver ricevuto la comunicazione di licenziamento, liberano tristemente la propria scrivania alla ricerca di una nuova esistenza e della dignità che solo il lavoro concede all’uomo.

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Difficile non riflettere sulla situazione italiana e sul futuro di tanti di noi dopo l’approvazione del Jobs Act, che, per esempio, scommette sul fatto che  l’abolizione all’improvviso di contratti come i co.co.pro. e i co.co.co. moltiplicherà i contratti di lavoro subordinati. E se invece ci trovassimo di fronte a tante persone che si vedranno  semplicemente consegnare sulle proprie scrivanie, atipiche ma pur sempre di lavoro,  lettere come quelle scritte dal protagonista del libro?Cambiare un contratto di lavoro con un altro, quello a tutele crescenti. Questo propone il JobsAct per far ripartire l’economia. Ma non sarebbe invece il caso di mettere in campo serie politiche industriali? Non sarebbe invece necessario scuotere la stagnazione con una massiccia azione di lavori pubblici come hanno fatto gli Usa in questi ultimi anni, con risultati economici straordinariamente positivi?

Nel libro di Bajani la catena di licenziamenti viene attivata dall’azienda per dar vita ad una sorta di  cinico “processo di purificazione” del sistema produttivo, nella nostra società le scelte di questi mesi, nel migliore dei casi, rischiano di dar  vita ad incertezze e paure. E queste certo non sarebbero addolcite dalle parole che il protagonista del libro ha scelto per concludere la sua lettera: “cordiali saluti”.

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