<

news

28 luglio 2015

Intervista a Marcello Lala, Alto Consulente del Governo della Rep.Srspka per la lotta a corruzione e mafie

Marcello Lala, 43 anni avvocato napoletano, due lauree, una in giurisprudenza ed un’altra in scienze della comunicazione, da sempre appassionato della politica. E’ da due anni consulente di Confindustria Serbia e dall’anno scorso “Alto Consulente della Repubblica Srspka per la legalità, la lotta alla corruzione ed alle mafie”. E’ stato recentemente citato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel corso della visita nei Balcani, perché la sua nomina è un orgoglio per l’Italia.

Come mai questo incarico, avvocato?

“Da due anni mi adopero per l’internazionalizzazione delle imprese italiane nei Balcani, assieme a Confindustria ed al suo ottimo presidente, l’amico Erich Cossutta. Frequentando la Serbia ho intessuto rapporti con le realtà produttive e quelle politiche del Paese e tra gli altri ho conosciuto Cvijetin Nikic e Cvijetin Simijc, Presidente del partito di maggioranza relativa SNS partito progressista serbo (Srpska Napredna stranka) e Presidente del Parlamento. Sono stati proprio loro a chiedermi di dare una mano ed io volentieri ho accettato, anche perché si tratta di una sfida interessante”.

Una sfida anche rischiosa: la Repubblica Srpska o meglio la Repubblica Serba della Bosnia Herzegovina è da sempre indicata come crocevia di traffici internazionali quali droga e armi.

“Una repubblica cuscinetto, al centro di due Paesi come Bosnia e Serbia, ha sicuramente un ruolo importante per la pace tra l’etnia serba ortodossa e l’etnia musulmana della Bosnia ed è a questo che noi dobbiamo puntare: alla pace ed alla civilizzazione, portando a standard europei questi Paesi, su temi come la legalità e la lotta alla corruzione. Devo dire che gli sforzi fatti stanno portando ottimi risultati soprattutto in Serbia dove c’è una gran voglia di fare e di ammodernare il Paese, grazie anche al grande impegno del premier Vucic. E c’è anche un grande spazio per l’Italia. Noi abbiamo tanto “know how” da esportare e loro sono davvero affamati di sapere e di “fare”: oltre ai tradizionali spazi del “made in Italy”, penso all’ambiente, alla sanità, ai trasporti e alla logistica e soprattutto ai servizi per le imprese. Qui l’Europa non è solo quella delle oligarchie dei burocrati e dei numeri, qui l’Europa è percepita per quello che dovrebbe essere: integrazione, sviluppo e progresso.

Paura?

“Nessuna! Se uno accetta è perché non ha paura di affrontare una sfida così importante e poi io amo il popolo serbo e amo la loro terra. Mi trovo bene con loro negli affari, come nella politica. Bisogna pur dire che il fenomeno, però, esiste eccome . Ricordo un episodio del 2007 quando, a margine di una conferenza a Bijelina, mi si avvicinò un uomo che aveva lavorato per il governo e che aveva denunciato casi di corruzione; in quello stesso anno gli avevano sterminato tutta la famiglia in un attentato. Gli ho detto di rivolgersi al nostro organismo, di entrare in contatto con noi, perché non si sentisse solo perché da una vicenda terribile come la sua si potesse trarre insegnamento per le misure da mettere in campo. Da allora ci sentiamo costantemente e il suo esempio è di monito per tutti”.

E quale è stato il suo primo provvedimento appena si è insediato?

“Ho proposto di pubblicare online tutti gli atti adottati dal governo, ma ancor di più quelli adottati dalle Municipalità, che sono i luoghi dove si annidano i maggiori casi di corruzione. Una politica trasparente è il primo passo per la lotta alla corruzione e al malaffare”.

Risultato?

“Il Parlamento si è subito adeguato, le Municipalità lo stanno facendo gradualmente. Ma piano piano contiamo di portare a casa questo primo risultato in tempi brevissimi. Per il resto il mio lavoro si sta svolgendo nella direzione di creare “protocolli” di comportamento nel rapporto tra imprese e pubblica amministrazione proprio per ridurre gli spazi al “grigio” e alle “interferenze”.

Le manca Napoli?

“Io non andrò mai via da Napoli. Resto fermamente col cuore nella mia città, dove continuerò a fare la mia parte anche impegnandomi in politica, per cercare di cambiare qualcosa pure da noi. Però l’esperienza di Napoli mi è servita tantissimo anche per affermarmi all’estero. Dalle nostre parti si chiama “scuola del marciapiede”. Devo però dire che a Napoli ho avuto grandi maestri che mi hanno insegnato come ci si muove nel mondo della politica e della diplomazia, guardando a quello che avrei potuto fare e non al fatto che fossi figlio di una casalinga e di un vigile urbano. Però una cosa, alla fine, devo dirla nonostante mi secchi molto: forse sono uno di quei napoletani che viene apprezzato di più fuori che in casa propria. Io ho scelto di impegnarmi e di tornare qui: altri se ne vanno per sempre. Chi lo fa non dev’essere chiamato “core ngrato” piuttosto deve essere stimolato a tornare e a restare”.

serbia

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+RSS thisEmail this to someonePrint this page

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>