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12 luglio 2015

Basta lacrime per i boss!

Molti titoli di giornali ci dicono che a Napoli si muore ammazzati in questo periodo. Soprattutto giovani aspiranti boss che credono nella scorciatoia: la strada per il successo, secondo loro, passa per la criminalità. E invece trovano la via dei lutti, delle lacrime, del sangue e del dolore o, se gli va bene, quella della galera.

Per una volta però mettiamo al bando analisi sociologiche e ricerche sulle colpe della società matrigna. Certo, queste ci sono, ma non diamo alibi, perché gli alibi non servono e non aiutano nemmeno. Sono tanti i giovani soli e senza guida che scelgono il bene, che cercano un lavoro onesto, che sanno che la fatica non porterà ricchezze facili, ma non per questo mollano. I quartieri poveri di Napoli, le tante periferie della mia città sono piene di esempi da ammirare, della prova che, per uno che sbaglia, ci sono mille e più che credono, seriamente, nella legalità e nell’onestà. Non giovani illusi, ma anzi consapevoli dei mali e delle difficoltà che sono destinati ad incontrare, a volte persino troppo.

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Ma non per questo i nostri giovani smettono di impegnarsi nella ricerca di un lavoro onesto. E, quando lo trovano, mica si lamentano che quel pane è duro e costa molta fatica. Ho davanti agli occhi i volti di tanti di loro. Uno lo chiamo il mio cinese: un ragazzo che, con un modesto prestito d’onore, ha aperto una piccola cioccolatiera in una strada del Vomero e lavora notte e giorno per farla andare avanti. Oppure quel giovanotto che ha lasciato la manovalanza del crimine perché la sua bella aveva paura e ora fa il muratore, oltretutto non sempre. Eppure è contento, perché “Maria sta tranquilla” e forse l’anno prossimo si sposano pure. O, ancora, il giovane padre che di mestiere fa il garagista notturno in un’isola chic del nostro golfo e torna a casa ogni tre-quattro giorni. Sbuffa, s’arrabbia, protesta perché i turni sono faticosi e lui sta per troppo tempo lontano dalla moglie e dal figlio, ma ormai ha scelto il bene e di tornare per strada non ci pensa più.

 

Ecco: io sto con loro. In questi anni ho lavorato per loro e continuerò a farlo. Ma, per una volta almeno, vorrei pure che i titoli sui giovani i giornali scegliessero di dedicarli anche – e soprattutto – a questi eroi della banalità del bene. Sapete, come si fa in certe catene americane che espongono la foto dell’impiegato del mese. Un modo per dire loro grazie. perché la nostra società è migliore anche per merito loro e perché Napoli è soprattutto questo!

 

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