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13 luglio 2015

Conateco, non è chiudendo gli stabilimenti che si fa ripartire il Sud

La vicenda della Conateco e dei suoi lavoratori non si può affrontare con logiche burocratiche. Indipendentemente da ogni accertamento e verifica gestionale, legittimo e sempre doveroso, ritengo che revocare la concessione alla società che movimenta oltre il 90% dei container del porto di Napoli – e quindi muove un pezzo significativo dell’economia regionale – sia pericoloso, specie in assenza di un piano di interventi strutturato e organizzato.

foto-idep

 

La Regione dovrebbe immediatamente intervenire per ospitare un tavolo finalizzato, nel tempo occorrente a individuare soluzioni di sistema, a garantire la prosecuzione dell’attività d’impresa e con essa la salvaguardia dei circa 500 lavoratori che, tra diretti e indiretti, vi operano.

Bisognerebbe insediare un organismo informale misto – composto da Autorità portuale, società, parti sociali e Prefettura di Napoli, col coordinamento della Regione – che, nel monitorare il rientro dell’esposizione debitoria e la normalizzazione della situazione, consenta la normale prosecuzione delle attività e lanci un segnale di serenità anche al sistema armatoriale sul funzionamento del nostro porto, così come abbiamo sempre fatto in questi anni per vicende simili che ci hanno consentito di salvare tante realtà fondamentali per l’economia del nostro territorio. Non è tagliando e chiudendo stabilimenti che si fa ripartire la Campania e tutto il Sud.

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