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23 agosto 2015

I sacrifici li facciano i “poteri forti”…

In questa calda domenica di fine agosto molti hanno goduto il mare o la montagna o, magari, sono andati in giro a scoprire le bellezze delle Città e dei borghi di questo straordinario Paese. È giusto e bello. Il riposo e le vacanze sono opportunità  di svago e di serenità, ma anche l’occasione per rinsaldare rapporti familiari o con gli amici, lontano dagli affanni della vita quotidiana.

Eppure, un sentimento come questo – in fondo così comune e normale – oggi viene quasi colpevolizzato. È una strana epoca la nostra. Di fronte agli orrori del mondo e  in presenza di una crisi economica che impatta nei suoi riflessi anche sulle vicende politiche e istituzionali, dai mass media e dalle Autorità ci arriva il messaggio che siamo noi ad essere “colpevoli”.

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Colpevoli  di aspirare al benessere, ad un lavoro stabile, al futuro sicuro per i nostri figli. E allora giù “pistolotti” a ricordare che altrove va peggio: dai racconti delle tragedie che si consumano (come a dire: in fondo voi potete mangiare, quindi non lamentatevi troppo…) sino al severo ammonimento che il posto fisso non c’è più e dunque occorre accontentarsi di una “sicura” precarietà.

Quasi che voler assicurare ai propri figli condizioni di vita migliori delle proprie sia diventato un peccato, per giunta grave. Io non lo credo e semmai penso che, di davvero grave,  oggi ci sia solo l’incapacità della politica, ma forse ancor di più della classe dirigente, di avere una visione strategica per far prosperare la propria comunità e di pensare che l’unica soluzione sia quella di tagliare.

Tagliare diritti, tagliare servizi, tagliare opportunità. Questa è solo la via più comoda per tenere in equilibrio i conti pubblici, non quella per assicurare una prospettiva di crescita e di sviluppo. E’ tempo di rivendicare alla politica l’impegno e la competenza per aiutarci ad essere felici, o tranquilli, anche perché dire sereni non è proprio così auspicabile!

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