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7 novembre 2015

“Il mare a Napoli non si vede, si sente”

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Spesso dimentichiamo che la vista, pur essendo uno dei sensi più importanti, può fuorviare; che agli occhi possono essere mostrate cose diverse da come sono in realtà; che l’apparenza inganna. Se, ad esempio, su un muro bianco è presente una grossa macchia nera accanto ad un bellissimo quadro dai colori tenui e gentili, la nostra attenzione sarà catalizzata dallo sporco, e quello che ricorderemo di quel muro sarà l’incuria e la decadenza della macchia.

Nessuno parlerà del quadro se non come suppellettile secondario, come un’aggiunta, come un elemento presente, di cui non si ricorda nessun particolare.

Ecco, questa storia che gira in rete è quello splendido quadro che merita di essere valorizzato mentre si cerca di pulire la macchia. Questa storia merita di essere ascoltata perché ci ricorda come i particolari facciano la differenza. Questa storia è la storia di una donna che deve far leva su tutti gli altri sensi, perché la vista non ce l’ha, e grazie a questa privazione riesce per paradosso a vedere molto meglio di noi altri.

Napoli è molto più delle brutture che ci propinano i giornali tutti i giorni; è molto più degli scippi, delle sparatorie, del malcostume; è molto più del disordine, del traffico impazzito e dello stato di abbandono in cui, ahimè, versano certi quartieri. Napoli non è solo una macchia nera.
Napoli è soprattutto uno splendido quadro fatto di colori tenui, di gentilezza, di disponibilità e calore. Napoli è soprattutto amore. Napoli è un mare che non ha bisogno di essere visto perché per capirne la bellezza e la maestosità basta chiudere gli occhi e sentire.

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