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5 luglio 2015

La grande bellezza della riflessione

In una calda serata d’estate, se non hai in programma di “spaccare il mondo”, cosa c’è di meglio di un film, magari all’aperto, magari con due vecchi amici, quelli che non vedi mai, ma che ci sono sempre? Ieri sera ho colto l’occasione per rivedere un grande film di Paolo Sorrentino. E non me ne sono pentito.

Molti hanno visto ne “La grande bellezza” un’ideale prosecuzione della dolce vita di Fellini: stessa città, stessi luoghi, stesse visioni oniriche, il moltiplicarsi di finali. Forse potrebbe essere proprio questa la ragione del successo internazionale che ha avuto il film di Sorrentino.

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Del resto, se fossi uno straniero lo penserei probabilmente anch’io. Invece come italiano vedo nel film la scelta di descrivere non i luoghi o le atmosfere di una città, ma il malessere della nostra società. Il vuoto che pervade spesso certe corse al successo, il tradimento dei valori umani, la finta celebrazione dell’io che nasconde l’insicurezza, la paura del domani e l’incapacità di dare un senso all’esistenza attraverso il donare se stessi, agli amici agli altri, all’amore.

Una società arida, e per questo descritta con colori cupi, dalla quale non ti aspetti più nulla, anche perché non ci investì nulla di quello che hai davvero dentro. Però, nel riscoprirsi del protagonista del finale, c’è la speranza e lo spazio di una prospettiva.

Non uno scontato finale felice, ma l’invito ad acquisire consapevolezza che la vita vale molto di più se non si riduce ad un vortice di apparenze. Una grande prova di Sorrentino, regista moderno e visionario, ma anche l’occasione per riflettere sulle cose da fare per dare un senso alla nostra stagione.

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