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4 ottobre 2015

La nuova Costituzione va in scena al teatro grottesco

Assistiamo in questi giorni all’ennesima brutta replica di uno spettacolo in scena ormai da anni. Un Parlamento vituperato, declassato ad arena di scontri, litigi e insulti di ogni genere. Scene che neanche allo stadio durante un derby.

Un triste teatrino che assume contorni ancora più grotteschi e drammatici perché avviene durante la discussione per sostituire quella voluta dai Padri della Repubblica con una nuova Costituzione. Ricorderemo la nascita di questa Carta per i milioni di emendamenti presentati da Calderoli, per le monetine lanciate dai 5 Stelle, per gli insulti sessisti rivolti dal senatore Barani ad una senatrice pentastellata.

È difficile sfuggire ad un senso di prostrazione e di inadeguatezza confrontando le parole e i gesti di questi mestieranti con i discorsi che nel 1948 animarono il dibattito politico e istituzionale per costruire le Leggi della nascente Repubblica. Il ricordo di Saragat del deputato operaio Filippo Amedeo per ‘la sua squisita sensibilità morale, il vivo senso politico e la devozione totale alla causa a cui si era dedicato’ o il pianto disperato dell’onorevole Concetto Marchesi che si rifiutò di votare l’articolo 7 sul Concordato. Fino alla profetica espressione, di stringente attualità, esclamata dall’onorevole Conti nel dibattito infuocato tra regionalisti e antiregionalisti: “Gli italiani vi faranno rimprovero di aver tradito il mandato”.
Costituzione
E le parole di Dante Alighieri tornano attuali: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province, ma bordello!”

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