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7 giugno 2015

Le maschere dell’essere

maschere

L’uomo, per sua natura, è portato, in diverse misure, ad indossare delle maschere, che guidino la sua azione secondo degli standard considerati idonei dalla comunità in cui vive.

Queste maschere, questi personaggi, altro non sono che espedienti per nascondere l’io autentico, delle barriere, delle armature, che filtrano quello che siamo a seconda di quello che gli altri vorrebbero che noi fossimo, o meglio, a seconda dei comportamenti che gli altri si aspettano da noi.

Erving Goffman, ne ‘La vita quotidiana come rappresentazione’ spiega come le persone costruiscano un’immagine di sé diversa da quella reale a seconda dei contesti e delle situazioni, inscenando uno spettacolo perenne a beneficio di diversi pubblici e di diversi attori. Luigi Pirandello, in ‘Sei personaggi in cerca d’autore’, nel raccontare la storia di sei maschere senza una commedia, parla del tema sottolineando “che ciascuno di noi […] si crede «uno» ma non è vero: è «tanti» […] secondo tutte le possibilità d’essere che sono in noi”. Per non parlare della tradizione napoletana, dove le maschere ricoprono un ruolo fondamentale nello spiegare l’agire umano.

Tutti indossiamo maschere, quindi. Tutti interpretiamo diversi personaggi nel palcoscenico della vita. È naturale. È umano.

Un’avvertenza è però d’obbligo: tutte le maschere che indossiamo si basano su un fondo di verità, ricalcano il nostro essere, lo modificano, ma non lo sostituiscono mai.

Quando il personaggio che si interpreta assume sfumature grottesche, quando il ruolo che si ricopre è basato su null’altro che trasposizioni di quello che il pubblico si aspetta e vuole sentirsi dire, le maschere diventano uno strumento pericoloso.

E se chi indossa una di queste maschere completamente estranee all’io decide di ricoprire il ruolo di chi amministra la cosa pubblica le conseguenze del suo agire rischiano di compromettere le sorti di un’intera comunità.

Non fidatevi di chi promette il mondo senza preoccuparsi delle conseguenze di tale promessa; non fidatevi di chi si vanta di successi che non gli appartengono. I buoni amministratori lasciano eredità migliori di buchi di bilancio e opere pubbliche mai terminate. Non fidatevi delle parole. Basatevi sui fatti.

Noi abbiamo fatto tanto e parlato poco, forse troppo poco.

Le nostre maschere sono state sempre autentiche. Sempre impegnate a migliorare le condizioni di vita dei nostri concittadini.

Continueremo, seppur interpretando altri personaggi, a difendere la nostra Terra. La nostra missione non ha scadenza né può essere limitata dalla maschera che gli elettori hanno scelto di assegnarci.

Continueremo ad occupare il futuro nei tempi e nei luoghi a noi concessi, forti della convinzione di aver lasciato una eredità migliore di quella che abbiamo trovato.

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