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26 luglio 2015

Pompei non è più una città bruciata

In questi giorni in cui i tanti turisti che vengono a visitare le nostre terre si trovano di fronte spettacoli indegni, causati dai disservizi, dalla mala gestione della cosa pubblica, dall’incuria, mi vengono in mente le parole del celebre scrittore americano Mark Twain, padre de ‘Le avventure di Tom Sawyer’ e ‘Le avventure di Huckleberry Finn’.
Nel 1867 Twain visitò la nostra Napoli, rimanendo affascinato dalle sue contraddizioni, dal suo essere in divenire, dalla vita brulicante che mai abbandona le vie partenopee. La sua permanenza in Campania è parte di un viaggio oltreoceano dopo cui scriverà ‘The Innocents Abroad’, diario il cui intento è far conoscere al lettore l’Europa e l’Oriente come “se li si guardasse con i propri occhi, anziché con gli occhi di coloro che hanno viaggiato prima di lui”. Voglio proporvi poche righe di Twain su Pompei, per ricordarci quel che era e come dovrebbe tornare ad essere:
“Sotto il sole torrido delle lunghe file di case in mattoni robuste, dai pavimenti pulitissimi, senza una sola vivace tessera offuscata o mancante nei mosaici […] non è più una città bruciata.”
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È vero. Passeggiando per le sue vie ci si dimentica di essere in un luogo dove lo scorrere del tempo è stato arrestato dalle ceneri vesuviane. Camminando tra le domus romane si ha l’impressione di poter rivivere attimi di vita di coloro che abitavano la città. Pompei sprigiona vitalità.
Iniziative come quella di ieri notte, che ha visto Roberto Bolle ballare sul palcoscenico del Teatro grande, hanno la capacità di farci dimenticare degli scempi che Pompei è costretta, suo malgrado, a subire. A darci un barlume di speranza.
Così Pompei dovrebbe tornare ad essere. Piena di vita, ammirabile in tutto il suo splendore. Affinché quando si cammini per le sue strade, Pompei possa non essere più “una città bruciata”.

 

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