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27 giugno 2015

Sconfiggere il terrore globale. Il momento è ora!

 

 

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Love wins, l’amore vince. Lo ha detto Barack Obama, il presidente degli Stati Uniti, commentando la decisione della Corte Suprema di venerdì, che consente, in tutti gli Stati d’America, il matrimonio tra persone dello stesso sesso e soprattutto la tutela dei relativi diritti economici. Insomma, ciascuno conserverà la pensione dell’altro, continuerà a poter vivere nella casa comune in caso di morte del partner, avrà il dritto di assistere la persona amata nella malattia.

Una decisione straordinariamente importante – al di là di quello che ciascuno di noi pensa sul matrimonio – per una ragione apparentemente lontana: quella sentenza parla delle persone e del loro diritto di amare e di essere amati, liberamente ed in pace, indipendentemente da chi sono, da come la pensano e dalle loro tendenze sessuali.

E in America l’amore vince proprio nel giorno in cui le nostre case sono inondate dalle immagini terribili dei turisti massacrati sulla spiaggia da fanatici musulmani. Verrebbe da dire che qui è l’odio a vincere. Un odio immotivato, malvagio e soprattutto senza senso: l’odio per l’altro, per chi non prega lo stesso dio, l’odio per il diverso che, soltanto per questo, va annientato.

 

 

Ecco, la differenza più autentica e profonda tra il mondo occidentale, il nostro mondo, e quello che questi assassini – traditori dello stesso Islam – vorrebbero affermare, sta tutta in queste due parole: amore e odio. Il cammino della nostra società – tra tante incertezze e ingiustizie – è scandito dal desiderio di affermare il diritto della persona, di ciascuna persona, di essere laboriosa ma non schiava, di vivere la propria vita in serenità con gli altri, accanto ai propri cari, nella salute e nella malattia, come recita proprio la formula del matrimonio cattolico: insomma di essere felice, di quella felicità che la precarietà della condizione umana può consentire.

Non dobbiamo dimenticarlo e dobbiamo continuare a rivendicare orgogliosamente lo sforzo che questa umanità sana compie ormai da qualche centinaio di anni, nel passo incerto di ciascuno di noi. Oggi la nostra parte del mondo gode di una democrazia, imperfetta e tante volte malata, ma nella quale possiamo sperare di trovare la protezione dell’uomo e dell’amore. Di là, sotto il vessillo nero, come è nero anche il male delle favole dei bambini, c’è soltanto l’odio. E allora smettiamola con le ipocrisie di certi pseudo intellettuali che si addentrano in sofismi e argomentano relazioni di causa ad effetto tra le colpe dell’Occidente e le risposte del fanatismo, quasi a giustificarle.

Non dobbiamo aver paura di dirlo: il mondo del velo nero e della donna schiava, della distruzione delle testimonianze delle civiltà antiche, del barbaro omicidio, dei libri bruciati e della musica bandita è un mondo inferiore e selvaggio, per questo va combattuto e sconfitto, senza paura di usare la forza del bene e innanzitutto senza tollerare che si radichi. Non in casa nostra e possibilmente neppure nelle terre sofferenti del fanatismo. Quasi quindici anni fa Oriana Fallaci, ne “La rabbia e l’orgoglio”, individuava la decadenza della civiltà occidentale nel suo senso di colpa, nell’incapacità di dire le cose come stanno, di dire la verità: “Vi sono dei momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”.

Il momento è ora: l’amore vince.

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