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13 novembre 2015

Pil italiano registra misera crescita. Siamo fanalino di coda in Europa.

La stima preliminare del Pil pubblicata oggi dall’Istat mostra ancora numeri da prefisso telefonico per l’Italia. Nessun ottimistico pronostico previsto dal Governo è stato dunque rispettato.

La crescita del prodotto interno lordo in Italia rallenta bruscamente nel terzo trimestre, e segna una crescita misera del +0.2%. Mentre Francia e Germania volano con un incremento del +0,3% il nostro Paese si conferma essere fanalino di coda in Europa.

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6 novembre 2015

Ponte sullo Stretto, il Governo brancola nel buio.

Anche il Ponte sullo Stretto finisce nel libro dei sogni di Matteo Renzi, che anche stavolta non ha perso occasione per scippare un’altra idea al centrodestra.

Peccato però che mentre il premier si divertiva a collezionare promesse, oggi il Ministro Delrio non abbia fatto minimamente cenno a quest’opera infrastrutturale durante la presentazione del PON sulla logistica per il Sud. Anzi, poche settimane fa ha già sentenziato che non si tratta di una priorità, smentendo di fatto i proclami del suo capo.

ponte

Ormai questo Governo di baldanzosi brancola nel buio, non sa più a che santo rivolgersi per camuffare i clamorosi fallimenti che ha inanellato finora.

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5 novembre 2015

Centrodestra, torniamo a essere protagonisti del cambiamento

Ancora una volta il Presidente Silvio Berlusconi ha rimarcato con autorevolezza e lungimiranza la necessità per tutto il centrodestra di ritrovare unità e spirito di coesione.

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Ora tocca alle diverse anime che compongono il nostro schieramento ritrovarsi sulla base di quei valori comuni che da sempre ispirano il nostro operato, per tornare a essere protagonisti di quel cambiamento che gli italiani ci chiedono a gran voce.

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5 novembre 2015

Lavoratori assenteisti, il Ministro Madia scopre l’acqua calda.

Il Ministro Madia scopre l’acqua calda quando sostiene l’esigenza di mandare a casa i lavoratori assenteisti. Per far questo le leggi esistono già. Sono quelle approvate dal centrodestra e dall’ultimo governo Berlusconi, che disciplinano procedure chiare e regolari per sanzionare chi commette illeciti contro la pubblica amministrazione.

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La Madia pare invece svegliarsi da un lungo sonno e accorgersi solo ora delle tante irregolarità che avvengono negli uffici pubblici. Piuttosto, si preoccupi di snellire tutte quelle procedure farraginose che fagocitano l’apparato burocratico e complicano la vita di milioni di cittadini e imprese.

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4 novembre 2015

Il giocoliere Renzi e i bluff sul Sud

Il giocoliere ha colpito ancora. Non appena sono iniziate a montare le polemiche sul vuoto della Legge di Stabilità e sugli errori contestati a Matteo Renzi anche dalla Corte dei Conti, ecco che il Premier ha fatto spuntare da un cassetto dimenticato il “Masterplansud”, ovviamente in bozza. Così, tanto per distrarre l’attenzione. O forse sperava che nessuno lo leggesse.

Renzi sud

Io però l’ho fatto e ne sono francamente indignato, prima di tutto come cittadino del Sud. Dietro paroloni, belle promesse e progetti fantasmagorici, si nasconde un dato assoluto e incontrovertibile: secondo Renzi lo sviluppo del Sud va finanziato solo coi soldi del Sud. Che cosa sono, infatti, i fondi europei se non soldi già destinati al Sud? Per il resto leggo di vaghe promesse di tassazioni preferenziali e soprattutto tante, troppe, chiacchiere. Quanto agli strumenti, la solita fuffa di misure vecchie e riciclate, a partire dalla Napoli-Bari che sta diventando come il panettone di Natale: non manca mai!

Invito i cittadini e la classe dirigente di questa nostra terra a dedicare un po’ del proprio tempo a verificare quanto sia vuota e effimera questa proposta che, dietro cifre rutilanti, vorrebbe condannare il Sud all’immobilismo sino al 2023.

Per parte nostra, d’intesa con i vertici del partito, metteremo in campo proposte serie e concrete per dare una spinta a cambiare le cose per davvero, per prima cosa aprendo spazi di confronto e dialogo, aperti a tutti, dagli imprenditori alle Università, a tutti gli ordini professionali e le associazioni di categoria perché il nostro contributo sia realmente fattivo.

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1 novembre 2015

Renzi. Il sergente di ferro.

Ignazio Marino, come sindaco di Roma, verrà ricordato più per la figuraccia col Papa o per i pranzi con la famiglia a scrocco dei cittadini che per i risultati della sua amministrazione. Però l’epilogo della sua vicenda mi è servito ad avere l’ulteriore conferma sulla “pericolosità” di Matteo Renzi.

Dopo averlo baciato e abbracciato per anni, Renzi, appena le cose si sono messe male per il suo amico prima si è defilato – del tipo: Marino chi? – e poi lo ha fatto cacciare con modi bulgari: dimissioni di massa dei consiglieri pur di impedire il dibattito pubblico in Campidoglio che voleva Marino prima di terminare la sua mediocre esperienza. Sembra una questione di forma e invece non lo è.

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Il cosiddetto rottamatore della vecchia politica, il presunto campione del nuovo si è comportato, per l’ennesima volta, esattamente come avrebbe fatto un cacicco. Siccome c’era iI rischio che potessero venir fuori responsabilità politiche nella gestione di Roma o magari poteva essere tirato in ballo, ha fatto calare il silenzio. E purtroppo i consiglieri del Pd, da soldatini minacciati (se non fate così non vi candidiamo più) hanno risposto: “signorsì”.

Insomma, per Renzi la democrazia è un fastidio. Se qualcuno non la pensa come lui, oppure non gli è più utile, via a casa e in silenzio. Le Istituzioni come una caserma, di quelle di certi film però… Temo per lui, però, che inizia a non bastare. Le persone magari sono distratte e pensano soprattutto ai loro problemi, ma per quanto il sergente Renzi potrà ancora andare avanti a colpi di promesse e di minacce? L’Italia ha bisogno di ripartire per davvero.

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30 ottobre 2015

Dati Istat irrisori, Matteo Renzi si entusiasma per cifre da prefisso telefonico

Dai dati Istat di oggi emerge una realtà tutt’altro che positiva e rassicurante.

Da un lato il mercato del lavoro appare ancora altalenante e instabile, con cifre che oscillano a seconda delle congiunture stagionali. Dall’altro, si registra un allarmante aumento degli scoraggiati.

Nappi-Istat

A ben guardare infatti il calo del tasso di disoccupazione, peraltro irrisorio essendo pari allo 0.1%, dipende essenzialmente dall’incremento degli inattivi. In altre parole, i disoccupati diminuiscono soltanto perché aumentano le persone che non cercano più lavoro.

Non c’è nulla di cui rallegrarsi e andare fieri. Matteo Renzi farebbe bene a smetterla di entusiasmarsi per queste cifre da prefisso telefonico che tutto sono tranne che incoraggianti.

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