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28 ottobre 2014

C’era una volta il partito…

Rileggendo un editoriale di Ernesto Galli della Loggia pubblicato la scorsa settimana sul Corriere della Sera voglio condividere con voi alcune riflessioni sui leader, sul neo-populismo e sul futuro della nostra Italia.

Un tempo c’era una netta separazione tra mezzi di comunicazione e politica.

Oggi i leader sono diventati essi stessi strumenti di comunicazione: il pensiero e la proposta politica si identificano quasi sempre col volto, prima ancora che con le parole, di chi li esprime. Una forma di comunicazione coi cittadini profondamente differente che, specialmente in Italia, sembra aver ormai tolto il senso di gran parte delle tradizionali relazioni tra i partiti e l’opinione pubblica.

Matteo Renzi

Renzi, Berlusconi, come Grillo e Alfano, sono leader che vogliono parlare direttamente alla pancia del Paese, sperando così di superare in un colpo solo anche steccati di divisione partitica e differenze ideologiche. E questo è un dato ormai assorbito anche dai mezzi di comunicazione. Fateci caso. Nessuno dice più la “sinistra dice” o la “destra dice”, ma “Berlusconi dice”, “Renzi dice”, “Grillo dice, “Alfano dice”.

E, così, la politica oggi viene raccontata senza i luoghi di rappresentazione e le mediazioni della prima Repubblica: è diretta, immediata, personale. Un populismo che cerca di intercettare i malesseri del Paese e dei suoi cittadini.

I cittadini “partecipanti” sono diventati cittadini “consumatori”, che scelgono nell’ambito dell’offerta politica che arriva con le medesime modalità da qualunque parte provenga: e che, sempre più spesso, si rivela convincente perché più gridata o più accattivante negli slogan o nel simbolismo.

Insomma, la persuasione sembra aver preso il posto della partecipazione.

Corretta o meno, questa forma di populismo o neo-populismo persuasivo, come forse meglio si può definire, io la leggo e la interpreto come un modo diverso di rivolgersi ai cittadini e agli elettori, un modo che può accorciare le distanze, ma che certo espone anche al rischio concreto di manipolazioni o di fenomeni di mera demagogia tutte le volte in cui la proposta non è sostenuta da contenuti e da competenza.

Di fronte a questi confini sempre maggiormente sfumati tra i partiti e i loro leader – nei quali sembra che ormai non ci venga più offerta una reale scelta, ma soltanto indicata una strada da percorrere – mi chiedo quali saranno le future tappe di questa staffetta che sta vedendo la Terza Repubblica fare il suo ingresso senza che nessuno abbia avuto ancora percezione del senso e della funzione della Seconda.

Certo è che, proprio nel momento nel quale appaiono “consumatori” della politica e non “attori” del proprio futuro, i cittadini sperano sempre più intensamente che chi ha responsabilità di governo o di indirizzo politico dia finalmente vita ad “operazioni” concrete e non mediatiche per coloro che devono mettere il piatto a tavola, trovare un lavoro stabile e provare a fare impresa. Insomma qualcuno che dia con i fatti, un segnale per la svolta di quest’Italia che può e deve superare la crisi.

E stavolta lo faccia per davvero.

Questo è in fondo il compito, difficile, dei veri leader e di chi, come me, serve le Istituzioni. Giorno dopo giorno, ciascuno di noi ha il dovere di mettere la propria persona al servizio di tutti quelli che hanno diritto, voglia e ancora il coraggio di credere e avere fiducia nel proprio Paese.

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27 ottobre 2014

Jobs (F)act e un nuovo vivere in società

Le continue regole e riforme accatastate sul dorso del mercato del lavoro negli ultimi vent’anni sono state tutte fondate sull’idea che il diritto del lavoro fosse di per sé sufficiente a creare lavoro. La complessa situazione economica che viviamo oggi e la crescente disoccupazione dimostrano quanto tale idea fosse sbagliata.

Ora che anche Matteo Renzi ha avanzato la sua proposta di riforma con il Jobs Act, ho deciso di scrivere questo libro, “Jobs (F)act: Contro la Fabbrica delle Regole Inutili”, in cui racconto cosa è stato fatto negli ultimi vent’anni a riguardo, proponendo soluzioni semplici e compatibili con il sistema-paese.

Di questo abbiamo parlato in occasione dell’evento di presentazione del mio libro al Teatro Mercadante di Napoli, lo scorso 22 ottobre. Insieme a me, al dibattito moderato da Andrea Pancani (La7), sono intervenuti Stefano Fassina (Deputato Pd), Marco Gay (Presidente Giovani Imprenditori Confindustria), Cristina Guerra (Tg1), Filomena Pucci (Blogger per il Corriere della Sera), Davide Tizzano (campione olimpico) ed Emilio Fede.

platea_Mercadante

Abbiamo così iniziato questo nostro percorso che ci porterà, nel tempo, a confrontarci e discutere di ciò che possiamo fare, Insieme, portando avanti le nostre istanze. Lo faremo nei Fact-Point, i luoghi di incontro dove discuteremo e avanzeremo proposte concrete, vere e tangibili. Per dar vita a FAI, la fabbrica dell’Associazione Insieme, che si rivolge a tutti coloro che insieme con impegno e lungimiranza vogliono ancora “fare”, darsi da fare per migliorare la difficile situazione in cui viviamo e non rassegnarsi dinnanzi allo scorrere inesorabile del tempo.

Andiamo avanti convinti che soltanto attraverso la coesione sociale sia possibile gettare le fondamenta di un nuovo vivere in società.

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17 ottobre 2014

Coesione sociale come perno per produrre lavoro di qualità

Oggi sono qui per presentarvi un luogo nuovo dove incontrarci. Un luogo che ha già una sua storia ma che riparte con nuovi e più forti obiettivi futuri.

La complessa situazione sociale e politica che stiamo vivendo richiede una riflessione approfondita per individuare possibili baricentri di azione in grado di fornire risposte immediate e concrete.

Di fronte a una classe dirigente percepita distante, alla mancanza di tutele e diritti nel mondo del lavoro, in cui per contro privilegiano regole su regole e a essere a rischio è la nostra coesione sociale.

Ognuno di noi può allora scegliere cosa fare. Rimanere impassibile, rassegnandosi, aspettando che la vita gli scorra lentamente addosso senza accorgersi dello strisciante incalzare del tempo. Oppure alzare il capo e agire, rinunciando alla rassegnazione e abbracciando la volontà di mettersi alla guida del timone della concretezza, adoperandosi per migliorare le cose.

Io ho scelto la seconda strada. Ho scelto di non restare a guardare, e l’ho fatto con la determinazione di chi crede che dal fondo si possa e  si debba sempre risalire. Per questo mi sono impegnato da sempre nel sociale, e indirettamente in politica, facendo partire progetti e iniziative di cui vado fortemente fiero: dal Piano per il lavoro, il primo nella storia della Campania, alle politiche per i giovani (legge sull’apprendistato, sui giovani professionisti, poli formativi. Centri di competenza, distretti tecnologici, dottorati in azienda, Garanzia Giovani Campania), dalle nuove regole sul funzionamento della formazione agli strumenti per consentire il reinserimento di licenziati e cassintegrati, stiamo dando vita ad un sistema, nuovo e diverso, che cambia la filosofia di funzionamento del nostro mercato del lavoro.

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Sulla base di quanto realizzato, ritengo però che per ripartire ci sia bisogno di uno sforzo solidale e congiunto. C’è bisogno di fare squadra. C’è bisogno di stare Insieme. E allora mi sono detto che è giunto il momento di dare forma a ciò che più di ogni altra cosa ci accomuna e  allo stesso tempo rende l’essere umano unico: la coesione sociale.

È nata così l’idea dell’Associazione Insieme. Perché solo Insieme possiamo squarciare il muro dell’indifferenza che ci attanaglia, oltrepassando quegli steccati ideologici che da troppo tempo impediscono alla nostra gente di immergersi in un futuro prospero e al passo coi tempi e che sono il più pesante macigno per un Paese che vuole e deve ripartire.

Ma per rendere concreta questa nostra missione, abbiamo bisogno di un contenitore che dia forma al nostro lungimirante obiettivo. Ecco allora FAI!, il nostro baricentro d’azione, la fabbrica delle idee e delle cose vere e tangibili. Il nostro luogo in cui incontrarsi, discutere, affrontare insieme le questioni e le problematiche che richiedono una soluzione in grado di non lasciare indietro nessuno.

Io porterò avanti le nostre istanze, sarò il vostro megafono in questo chiasso assordante che ci circonda. Ma solo insieme faremo squadra, unendoci e stando al fianco gli uni degli altri. Con il lungimirante obiettivo di produrre cambiamento e far montare un’imponente onda che saremo i primi a cavalcare.

Inizia così questo nostro percorso, con un’unica e sola meta: produrre lavoro di qualità, attraverso una crescente e matura coesione sociale.

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