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9 marzo 2015

Non solo l’8 Marzo

In occasione della Festa della Donna penso sia giusto riflettere anche di cose concrete, come l’occupazione femminile e il ruolo decisivo che le donne possono avere nel mondo del lavoro.

Ieri il presidente Mattarella ha sottolineato come “il peso maggiore della crisi economica” gravi proprio sulle donne italiane, che affrontano tutti i giorni il difficile compito di dividersi tra lavoro e famiglia, occupandosi dell’educazione dei propri figli e preoccupandosi della salute dei propri genitori, dell’intera famiglia.

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È vero. Le donne, oltre a essere un pilastro portante del benessere e del funzionamento della società italiana, hanno bisogno di politiche e di strumenti che preservino il loro prezioso ruolo.

Non più di qualche settimana fa, durante la prestigiosa cerimonia degli Oscar, l’attrice americana Patricia Arquette ha sottolineato il gap salariale di genere anche in America, riaffermando la necessità di garantire ad ambo i sessi pari diritti e pari opportunità. In Europa il divario tra lo stipendio percepito da un uomo e quello percepito da una donna è mediamente del 16%. E questo è assolutamente inaccettabile.

Noi in Campania, nel nostro piccolo, ci siamo da subito impegnati per il ruolo della donna nel mercato del lavoro, avviando un tavolo sulle pari opportunità tramite cui abbiamo cercato di promuovere politiche concrete volte a favorire la parità di genere nel settore occupazionale. Già con il piano ‘Campania al Lavoro!’ sono emersi i primi risultati positivi per il mondo delle donne. E proprio su questa strada abbiamo continuato a predisporre e mettere in campo misure concrete, come l’apprendistato professionalizzante e quelle funzionali all’autoimpresa, solo per citarne alcune.

C’è ancora tanto da fare. Ancora tante misure da implementare, tante sfide da vincere. Ma possiamo farcela, insieme, credendoci fino in fondo. E andando al di là della semplice ‘quota rosa’ che spesse volte si traduce in un effimero contentino che lascia il tempo che trova. Facciamolo. Perché il mondo del lavoro ha bisogno delle qualità, della lungimiranza e della costanza delle donne.

Auguri a tutte le donne! Auguri oggi, domani, dopodomani e il giorno dopo ancora. Perché senza le donne il nostro mondo sarebbe grigio, certo non solo l’8 marzo.

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8 febbraio 2015

Le idee di Expo‬, dell’Italia e degli Italiani

Ieri le porte dell’Hangar Bicocca a Milano si sono aperte sull’Expo delle idee per dialogare sui temi delle ineguaglianze sociali e della salvaguardia dell’ambiente.

Mi ha colpito quello che hanno detto Papa Francesco e il Presidente Mattarella. Il primo ha auspicato il raggiungimento di un sistema economico che limiti l’esclusione e le iniquità; il secondo, ha sottolineato la necessità di approdare ad un nuovo modello di sviluppo che modifichi la corsa di questi anni all’aumento delle diseguaglianze tra paesi ricchi e poveri. Credo che mai come in questo momento storico sia importante avviare una seria riflessione su questi temi.

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La crisi economica che ha colpito ormai 7 anni fa l’Occidente ha accresciuto le diseguaglianze nel mondo, accentuando le diversità sociali fino a determinare situazioni di esasperazione e a volte di disperazione.
Barack Obama, nell’annunciare la faticosa uscita degli Stati Uniti dalla recessione, ha ammonito i suoi concittadini sulle sorti dell’America. Siamo di fronte alla scelta tra due sistemi alternativi: uno, che funziona bene ma riguarda solo pochi; l’altro che porta ad un miglioramento generale per tutti. Insomma, bisogna scegliere tra l’economia delle élite e l’economia della classe media, incentrata sull’idea che un Paese riesce a fare meglio quando “tutti hanno possibilità, quando tutti fanno la loro parte e quando tutti giocano secondo le stesse regole”.

Un’economia basata su quella che Luigi Einaudi chiamava l’uguaglianza dei punti di partenza, un’uguaglianza che mette tutti sullo stesso piano iniziale, garantendo a ognuno gli stessi diritti e gli stessi doveri, ma lascia poi all’iniziativa del singolo il compito di determinare la propria fortuna.

Un’idea tutta italiana, quindi, da noi rimasta in gran parte inattuata ma che l’America ha messo al centro della sua ripartenza. A testimoniare come non sono mai state le idee ad essere carenti in Italia, né gli uomini. Ma il coraggio. Il coraggio di perseguirle, di crederci fino in fondo, di rimanere coerenti con le battaglie di una vita, scontentando qualcuno magari, ma con la speranza e la soddisfazione di realizzare grandi risultati.

I nostri giovani  devono poter credere ancora nelle proprie idee e avere la forza di scommettere su di esse. Abbiano il coraggio dei grandi uomini della nostra storia che già con il loro pensiero hanno contribuito alla nascita di società libere, uguali e democratiche. E facciano meglio di quanto non siamo riusciti a fare noi, i loro padri. Albert Camus diceva: “le grandi idee arrivano nel mondo con la dolcezza delle colombe. Forse, se ascoltiamo bene, udiremo, tra il frastuono degli imperi e delle nazioni, un debole frullìo d’ali, il dolce fremito della vita e della speranza.”

È tempo di colpi d’ala; è tempo di volare. Alto.

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