<

news

13 novembre 2015

Pil italiano registra misera crescita. Siamo fanalino di coda in Europa.

La stima preliminare del Pil pubblicata oggi dall’Istat mostra ancora numeri da prefisso telefonico per l’Italia. Nessun ottimistico pronostico previsto dal Governo è stato dunque rispettato.

La crescita del prodotto interno lordo in Italia rallenta bruscamente nel terzo trimestre, e segna una crescita misera del +0.2%. Mentre Francia e Germania volano con un incremento del +0,3% il nostro Paese si conferma essere fanalino di coda in Europa.

nappi

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+RSS thisEmail this to someonePrint this page
6 novembre 2015

Ponte sullo Stretto, il Governo brancola nel buio.

Anche il Ponte sullo Stretto finisce nel libro dei sogni di Matteo Renzi, che anche stavolta non ha perso occasione per scippare un’altra idea al centrodestra.

Peccato però che mentre il premier si divertiva a collezionare promesse, oggi il Ministro Delrio non abbia fatto minimamente cenno a quest’opera infrastrutturale durante la presentazione del PON sulla logistica per il Sud. Anzi, poche settimane fa ha già sentenziato che non si tratta di una priorità, smentendo di fatto i proclami del suo capo.

ponte

Ormai questo Governo di baldanzosi brancola nel buio, non sa più a che santo rivolgersi per camuffare i clamorosi fallimenti che ha inanellato finora.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+RSS thisEmail this to someonePrint this page
5 novembre 2015

Lavoratori assenteisti, il Ministro Madia scopre l’acqua calda.

Il Ministro Madia scopre l’acqua calda quando sostiene l’esigenza di mandare a casa i lavoratori assenteisti. Per far questo le leggi esistono già. Sono quelle approvate dal centrodestra e dall’ultimo governo Berlusconi, che disciplinano procedure chiare e regolari per sanzionare chi commette illeciti contro la pubblica amministrazione.

madia

La Madia pare invece svegliarsi da un lungo sonno e accorgersi solo ora delle tante irregolarità che avvengono negli uffici pubblici. Piuttosto, si preoccupi di snellire tutte quelle procedure farraginose che fagocitano l’apparato burocratico e complicano la vita di milioni di cittadini e imprese.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+RSS thisEmail this to someonePrint this page
4 novembre 2015

Il giocoliere Renzi e i bluff sul Sud

Il giocoliere ha colpito ancora. Non appena sono iniziate a montare le polemiche sul vuoto della Legge di Stabilità e sugli errori contestati a Matteo Renzi anche dalla Corte dei Conti, ecco che il Premier ha fatto spuntare da un cassetto dimenticato il “Masterplansud”, ovviamente in bozza. Così, tanto per distrarre l’attenzione. O forse sperava che nessuno lo leggesse.

Renzi sud

Io però l’ho fatto e ne sono francamente indignato, prima di tutto come cittadino del Sud. Dietro paroloni, belle promesse e progetti fantasmagorici, si nasconde un dato assoluto e incontrovertibile: secondo Renzi lo sviluppo del Sud va finanziato solo coi soldi del Sud. Che cosa sono, infatti, i fondi europei se non soldi già destinati al Sud? Per il resto leggo di vaghe promesse di tassazioni preferenziali e soprattutto tante, troppe, chiacchiere. Quanto agli strumenti, la solita fuffa di misure vecchie e riciclate, a partire dalla Napoli-Bari che sta diventando come il panettone di Natale: non manca mai!

Invito i cittadini e la classe dirigente di questa nostra terra a dedicare un po’ del proprio tempo a verificare quanto sia vuota e effimera questa proposta che, dietro cifre rutilanti, vorrebbe condannare il Sud all’immobilismo sino al 2023.

Per parte nostra, d’intesa con i vertici del partito, metteremo in campo proposte serie e concrete per dare una spinta a cambiare le cose per davvero, per prima cosa aprendo spazi di confronto e dialogo, aperti a tutti, dagli imprenditori alle Università, a tutti gli ordini professionali e le associazioni di categoria perché il nostro contributo sia realmente fattivo.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+RSS thisEmail this to someonePrint this page
1 novembre 2015

Renzi. Il sergente di ferro.

Ignazio Marino, come sindaco di Roma, verrà ricordato più per la figuraccia col Papa o per i pranzi con la famiglia a scrocco dei cittadini che per i risultati della sua amministrazione. Però l’epilogo della sua vicenda mi è servito ad avere l’ulteriore conferma sulla “pericolosità” di Matteo Renzi.

Dopo averlo baciato e abbracciato per anni, Renzi, appena le cose si sono messe male per il suo amico prima si è defilato – del tipo: Marino chi? – e poi lo ha fatto cacciare con modi bulgari: dimissioni di massa dei consiglieri pur di impedire il dibattito pubblico in Campidoglio che voleva Marino prima di terminare la sua mediocre esperienza. Sembra una questione di forma e invece non lo è.

Au-yejPBQZFdy2N_rjwQRq1zR3drqn07Ky0TDiE1Jrym

Il cosiddetto rottamatore della vecchia politica, il presunto campione del nuovo si è comportato, per l’ennesima volta, esattamente come avrebbe fatto un cacicco. Siccome c’era iI rischio che potessero venir fuori responsabilità politiche nella gestione di Roma o magari poteva essere tirato in ballo, ha fatto calare il silenzio. E purtroppo i consiglieri del Pd, da soldatini minacciati (se non fate così non vi candidiamo più) hanno risposto: “signorsì”.

Insomma, per Renzi la democrazia è un fastidio. Se qualcuno non la pensa come lui, oppure non gli è più utile, via a casa e in silenzio. Le Istituzioni come una caserma, di quelle di certi film però… Temo per lui, però, che inizia a non bastare. Le persone magari sono distratte e pensano soprattutto ai loro problemi, ma per quanto il sergente Renzi potrà ancora andare avanti a colpi di promesse e di minacce? L’Italia ha bisogno di ripartire per davvero.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+RSS thisEmail this to someonePrint this page
30 ottobre 2015

Dati Istat irrisori, Matteo Renzi si entusiasma per cifre da prefisso telefonico

Dai dati Istat di oggi emerge una realtà tutt’altro che positiva e rassicurante.

Da un lato il mercato del lavoro appare ancora altalenante e instabile, con cifre che oscillano a seconda delle congiunture stagionali. Dall’altro, si registra un allarmante aumento degli scoraggiati.

Nappi-Istat

A ben guardare infatti il calo del tasso di disoccupazione, peraltro irrisorio essendo pari allo 0.1%, dipende essenzialmente dall’incremento degli inattivi. In altre parole, i disoccupati diminuiscono soltanto perché aumentano le persone che non cercano più lavoro.

Non c’è nulla di cui rallegrarsi e andare fieri. Matteo Renzi farebbe bene a smetterla di entusiasmarsi per queste cifre da prefisso telefonico che tutto sono tranne che incoraggianti.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+RSS thisEmail this to someonePrint this page
2 luglio 2015

De Luca, altra occasione persa dalla politica di recuperare credibilità

Il tema della legalità e il recupero del ruolo della politica va oltre la vicenda di De Luca. Abbiamo lasciato il passo alla magistratura che è stata chiamata a svolgere un ruolo di supplenza. E la politica, ancora una volta, ha perso l’occasione per affermare la propria credibilità. Se c’era un vuoto istituzionale da coprire, spettava alla politica farlo. E molto prima.

10532553_728272973902058_1770720732929128832_n

 

Non a caso il Governo ha agito come sappiamo. Adesso si aprirà necessariamente una stagione di ricorsi e processi: civili, penali e amministrativi. Abbiamo solo consentito a De Luca di scegliersi un vice. Resta del tutto immutato, invece, il tema della debolezza della Regione nei confronti del Paese e dell’autorevolezza dell’azione di un governo regionale a tempo e zoppo.

Il caos non è affatto scongiurato perché il 17 luglio è già prevista la prima discussione sul provvedimento di oggi che, da giurista, stupisce se non altro perché contrasta con quanto la magistratura ha sempre deciso in questa delicata materia, seppure in vicende di minore clamore mediatico. La nostra battaglia continua, su due fronti. Quello della tutela della legalità perché alla base di tutta questa situazione folle c’è un grande inganno. E quella politica, perché è questo il mandato che i cittadini ci hanno affidato

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+RSS thisEmail this to someonePrint this page
15 febbraio 2015

Le riforme a ogni costo. Ma a quale prezzo?

Nonostante i buoni propositi di ‘riforme condivise’, sembra che il treno riformatore viaggi a una velocità talmente spedita da tranciare ogni ostacolo, non per forza ostruzionista, che si presenta sul proprio binario. Fosse così, non ci sarebbero del resto troppi problemi. Per troppo tempo diversi ostacoli hanno impedito a questo Paese di modernizzare la propria struttura istituzionale. Ma se a esser ‘dimenticati per strada’ sono proprio i passeggeri del vagone del cambiamento, allora qualcosa è andato storto.

È un po’ come se prometti a decine di persone di farle imbarcare per un viaggio verso le Maldive, salvo poi condurle in Antartide. Che si fa? Si torna indietro in segno di rispetto della loro volontà? O si procede speditamente verso il gelo, intimando ai passeggeri ‘dissidenti’ di abbandonare la nave? Il dilemma di ciò che sta accadendo in questi giorni in Parlamento ‪‎ruota tutto intorno alla mancata promessa di condivisione in tema di riforme strutturali ed essenziali, lautamente annunciata benché inattuata. Ma dagli uomini soli al comando, forse, sarebbe stato troppo aspettarsi che ciò realmente accadesse.

montecitorio

La nostra storia è piena di tentativi di riforme portati avanti a colpi di maggioranza, miseramente falliti. Senza volgere troppo indietro lo sguardo, possiamo ricordare la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, i cui risultati non proprio esaltanti sono sotto gli occhi di tutti, o la riforma costituzionale del 2006, bocciata dai cittadini attraverso il referendum. Due cambiamenti radicali, nelle intenzioni dei loro ideatori. Il primo rivelatosi problematico, se non addirittura dannoso, nel già difficile rapporto tra Stato e Regioni, il secondo mai entrato in vigore, ma all’epoca abbastanza contestato anche da illustri costituzionalisti.

La storia insegna, ma la lezione non sempre viene colta. E a inseguire l’onda demagogica del cambiamento a tutti i costi, purché si cambi, si rischia di pagare il prezzo più caro. Esautorare il Parlamento dalle proprie funzioni, rendendolo organismo meramente esecutore anziché organo propositivo, con il solo e unico pretesto di esser graditi al popolo per ciò che si porta avanti. È anche vero che ‘il pubblico è sempre sovrano’. Peccato però che la politica, e ancor di più la democrazia, non siano un reality show.

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+RSS thisEmail this to someonePrint this page
27 ottobre 2014

Jobs (F)act e un nuovo vivere in società

Le continue regole e riforme accatastate sul dorso del mercato del lavoro negli ultimi vent’anni sono state tutte fondate sull’idea che il diritto del lavoro fosse di per sé sufficiente a creare lavoro. La complessa situazione economica che viviamo oggi e la crescente disoccupazione dimostrano quanto tale idea fosse sbagliata.

Ora che anche Matteo Renzi ha avanzato la sua proposta di riforma con il Jobs Act, ho deciso di scrivere questo libro, “Jobs (F)act: Contro la Fabbrica delle Regole Inutili”, in cui racconto cosa è stato fatto negli ultimi vent’anni a riguardo, proponendo soluzioni semplici e compatibili con il sistema-paese.

Di questo abbiamo parlato in occasione dell’evento di presentazione del mio libro al Teatro Mercadante di Napoli, lo scorso 22 ottobre. Insieme a me, al dibattito moderato da Andrea Pancani (La7), sono intervenuti Stefano Fassina (Deputato Pd), Marco Gay (Presidente Giovani Imprenditori Confindustria), Cristina Guerra (Tg1), Filomena Pucci (Blogger per il Corriere della Sera), Davide Tizzano (campione olimpico) ed Emilio Fede.

platea_Mercadante

Abbiamo così iniziato questo nostro percorso che ci porterà, nel tempo, a confrontarci e discutere di ciò che possiamo fare, Insieme, portando avanti le nostre istanze. Lo faremo nei Fact-Point, i luoghi di incontro dove discuteremo e avanzeremo proposte concrete, vere e tangibili. Per dar vita a FAI, la fabbrica dell’Associazione Insieme, che si rivolge a tutti coloro che insieme con impegno e lungimiranza vogliono ancora “fare”, darsi da fare per migliorare la difficile situazione in cui viviamo e non rassegnarsi dinnanzi allo scorrere inesorabile del tempo.

Andiamo avanti convinti che soltanto attraverso la coesione sociale sia possibile gettare le fondamenta di un nuovo vivere in società.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+RSS thisEmail this to someonePrint this page